Milan – Onlus Sassuolo: 1 x 2

Cari ragazzi,
una cosa dovevate fare, una e una sola: scendere in campo e vincere contro la squadra di De Zerbi.
Non dovrei neanche star qui a spiegare il motivo, ma dopo tutto quello che è stato detto in questi due giorni, ci si aspettava che voi che siete i giocatori del Milan, vi faceste esplodere pur di difendere il vostro onore di portatori della maglia del Milan.
Ma qui forse bisognerebbe fare un ragionamento più ampio e in questo giorni ne ho fatti fin troppi.

Checché se ne dica, le giornate storte capitano. Quelle in cui fai tutto bene quasi fino alla fine. Ed è quel quasi che ti frega.
Quel quasi, ieri, ha fatto la differenza.
Siamo andati meritatamente in vantaggio, e quel meritato vantaggio andava consolidato. Ma se arrivi al tiro e poi la butti fuori, o la tiri moscia sul portiere, o aspetti troppo a tirare e fatalmente ti trovi davanti un difensore, poi rischi la beffa.
Soprattutto se stai giocando contro una squadra che, giustamente, ha il coltello tra i denti.

24 e stop

Insomma, la grande cavalcata si è interrotta nel modo peggiore, andando a sbattere contro un palo.

Serata storta, anzi stortissima, iniziata male con un rigore che ti fa gridare bruttissime cose nei confronti della mamma dell’arbitro, e finita peggio, con una squadra imballata, molle, spaventata e rassegnata come non si vedeva da tempo. Esattamente da 25 partite.
Mettici nel mezzo un Gigio che per una sera ha deciso di farti rimpiangere Tatarusanu, e la frittata è fatta.
Ma non sarebbe giusto prendersela solo con lui. Sono molte di più le volte che ha salvato la pellaccia alla squadra, ricordiamocelo. Stasera la serataccia è stata collettiva, non si salva praticamente nessuno, tranne forse Rebic che è l’unico che è entrato (un po’ tardi) con un po’ più di voglia.

Forse qualcuno stava cominciando a pensare che i 24 risultati utili consecutivi significassero che il Milan è già una grande squadra. Ovviamente non è così, nella migliore delle ipotesi è presto, nella peggiore non lo è e basta.
Ovviamente con una squadra così giovane e ancora per certi versi in costruzione, sarà solo il tempo a dirci cosa effettivamente succederà. Ai posteri l’ardua sentenza.

Diciamo che la partita di stasera ha evidenziato un paio di problemi che forse qualcuno stava cominciando a dimenticare, distratto da tutti i numeri positivi degli ultimi mesi.
La coperta è corta, non tutti i giocatori hanno sostituti adeguati e quando qualcuno comincia a dare segni di stanchezza ti ritrovi nei guai. Ed è già da qualche partita che alcuni giocatori (Theo, per fare esempio) sembrano in fase calante.
Se ti trovi per un motivo per l’altro a tenere fuori quattro titolari è evidente che rischi di avere qualche problema. Stasera ne abbiamo avuto più di qualcuno.
Alla fine anche il capo di tutto, che qualche miracolo l’ha già fatto in stagione, oggi non ha potuto fare niente. Se non incazzarsi con un po’ di compagni, peraltro senza sortire effetto. Anche perché va bene fare il direttore d’orchestra, ma almeno la bacchetta la devi muovere.

C’è da dire che se la sberla salutare doveva arrivare, e doveva arrivare prima o poi, meglio stasera.
Siamo inciampati. Rialziamoci e ricominciamo a correre.

L’amore ai tempi dell’amuchina #1

Domenica:
il gol di Ibra era regolare, ma vabbé. È una quisquilia rispetto a quel rigore per fallo sulla palla.
Il Milan ormai è un vecchio cane zoppo sdraiato vicino al marciapiedi. Gli arbitri passano e, volendosi far vedere forti e coraggiosi, tirano un calcio al cane zoppo. E poi scappano, che non si sa mai.

Ieri:
Situazione coronavirus. Sono a casa in smart working con Mati, visto che la scuola è chiusa.
Dato che si annoiava, stamattina le ho fatto pulire la cucina, poi le ho fatto preparare l’impasto per una pizza, poi le ho fatto grattugiare il pane vecchio e preparare l’impasto per una torta.
Credo che domani chiamerà la preside per chiedere che venga riaperta la scuola.

Oggi:
A un certo punto si passa dallo smart working all’arresto domiciliare. Diciamocelo, in ufficio, alla fine, si è più tranquilli. E a un certo punto si stacca. Qui invece, con il fatto che non vuoi dare l’impressione di lavorare meno, un’ora dopo la fine del tuo orario sei ancora lì a rispondere alle email.
La mia religione vieta di lavorare gratis.

Oggi: Mati ha sparecchiato, apparecchiato, svuotato la lavastoviglie, riempito e fatto partire la lavatrice, guardato tik tok sul mio iPhone, aiutato a preparare il pranzo, è venuta con me a fare la spesa (a proposito, i supermercati si stanno riempendo di nuovo e ringraziano per gli incassi inaspettati).
Ad un certo punto ha anche fatto i compiti si scienze. Per ben 4 minuti. Al quinto era stanca.

Mi sono ricordato di avere da parte un flacone di Amuchina, ancora sigillato, da un litro. Scadenza agosto 2021.
Io non dico niente, ma le offerte sono libere.
Astenersi perditempo, arbitri e juventini.

Maledetto benedetto lunedì

Sono reduce da un week end di influenza. Un week end complicato, ma questo lunedì porta con sé un po’ di notizie che meritano, se non di essere commentate (cosa potrebbe cambiare la mia opinione?), di essere almeno ricordate.
La prima, importante soprattutto per me, è che nonostante gli innumerevoli tentativi, sono riuscito a trattenere i polmoni nella cassa toracica. Ok, vista la qualità dell’aria di Milano, non è che me ne faccia poi molto. Ma ho la sensazione che senza sarebbe comunque peggio.
La seconda è che il Milan ha vinto una partita brutta. L’ha vinta giocando male, con Gigio ancora una volta migliore in campo, ma l’ha vinta. Da quando è tornato Zlatan sono 4 di fila (e un pareggio). Non male.
mi piace anche citare la vittoria del Napoli di Ringhio Gattuso sull’impero del male rubentino. Sì, mi piace molto.
Poi c’è Kobe. E qui son solo lacrime. Per chi ama il basket è una botta enorme. Non ho parole.
Poi c’è l’Emilia Romagna, che ha ricacciato la bestia. Non tutto è perduto in questo paese.
La notizia però dovrebbe essere il fatto che il tam tam mediatico della sua macchina da guerra ci abbia fatto credere che c’era davvero la possibilità di una sua vittoria.
Comunque è lunedì. S’è fatta una certa.
BUONGIORNISSIMO,KAFFEEEE’?

Nel segno di Zlatan

La notizia della settimana è che abbiamo superato il Napoli in classifica.
Sorvolando sul fatto che è il peggior Napoli degli ultimi 10 anni (sparo cifre a caso per darmi un tono) potremmo andare in giro a vantarcene.
Oppure potremmo fare finta che gli ultimi dieci anni non sono mai esistiti e preoccuparci del fatto che, pur avendo Ibra tra noi, siamo mestamente a metà classifica.
Ma Ibra è tornato solo da un paio di settimane, per cui diamo tempo al tempo.
La sensazione è che qualcosa stia cambiando. Se in bene o in male lo vedremo.
Però sembra che la coppia Maldini-Boban abbia colto le nostre invocazioni post Atalanta (basta! Vendeteli tutti questi coglioni indegni!) e ci si stia mettendo anche di buzzo buono.
Se poi certe operazioni siano valide, dal punto di vista finanziario oltre che calcistico, lo vedremo in seguito. Diciamo che già mi accontento di non vedere più certi nomi in formazione o in rosa.
Qualcuno direbbe che c’è rischio di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Ma seriamente, quale bambino? Il bambino, se c’era, è scappato da mo’.
Il problema del progetto giovani non è il progetto (che in sé è un ottima idea), ma evidentemente i giovani. Si è deciso di puntare, per molti casi, sui giovani sbagliati. Via, via. Gli è tutto da rifare.
Zlatan servirà proprio a questo, a separare la farina dalla crusca. E a far capire a qualche coglioncino cosa vuol dire stare in campo per vincere. Chi non ce la fa, se ne può pure andare. Nessuno è incedibile e ho la sensazione che se ci pare che qualcuno dei giocatori attuali lo sia, è solo perché l’ultimo decennio ci ha fatto talmente tanto abituare a giocatori mediocri che non riusciamo a vedere la differenza con quelli che fanno la differenza.
Ci si abitua, purtroppo, anche a essere perdenti. Dobbiamo toglierci questa abitudine, e per farlo ci vogliono giocatori che fanno la differenza in campo e fuori. Zlatan, anche se ormai ha una certa età, è uno di quelli. Altri in rosa non ne vedo. Ce n’è qualcuno che, se ben guidato, potrebbe anche diventarlo. Ora la guida c’è.

La banalità del banale

Contro la Juve forse non meritavamo di perdere, ma abbiamo perso lo stesso. Cose che succedono se non la butti dentro neanche spingendo.
Col Napoli non meritavamo di perdere, e infatti abbiamo pareggiato.
Miglioriamo, a quanto pare. Poco, poco alla volta, ma miglioriamo. In questo un po’ ci vedo la mano di Pioli, che se non altro non si inventa di far giocare i nostri ragazzini fuori ruolo.
La differenza più grossa, rispetto alla partita con la Juvemerda, è che abbiamo segnato.
Viene più semplice segnare, se in campo hai giocatori bravi e giustamente motivati, come Jack Bonaventura.
Essere giovani e saper fare le mossette non serve a niente se non la butti dentro o se alla prima difficoltà ti deprimi come un bambino cui hanno appena detto che Babbo Natale non esiste.
Non che io non creda nel progetto giovani, ma se in mezzo ai quei giovani non c’è uno capace di essere un leader, bisogna rimediare. Jack è un buono rimedio, ma non basta.
Abbiamo visto che razza di debosciati senza spina dorsale siano i nostri eroi. L’anno scorso c’era Rino.
Quest’anno, secondo me, non potendo richiamare Rino, ci vuole Zlatan. Non mi aspetto miracoli, ma sicuramente lui è un leader, in campo e fuori.

Il pulcino Pioli

No, niente, mi piaceva il titolo. Adesso volendo possiamo passare l’intera giornata canticchiando il simpatico ritornello fino allo sfinimento.

Allo stadio c’è un pulcino, allo stadio c’è un pulcino…
e il pulcino Pioli, e il pulcino Pioli,
e il pulcino Pioli, e il pulcino Pioli,
e il pulcino Pioli, e il pulcino Pioli


Alla fine forse riuscirete a non pensare più alla partita di ieri, né alle prossime due.

Non dobbiamo vergognarci.

Ammettiamolo tutti insieme, che dopo il gol di Suso ci siamo un po’ commossi.
Come nel finale di certi film americani, in cui lo sfigato di turno vince e si mette a condividere sette etti di lingua con la ragazza bruttina che quando si toglie gli occhiali si rivela una figa spaziale.
E c’è uno che si alza in piedi nel silenzio più nero e comincia ad applaudire, e un po’ alla volta si alzano e applaudono tutti.
Quello che si alza in piedi e applaude per primo sono io, siete voi, siamo tutti noi.
Forza Milan, viva le false cesse con gli occhiali, viva i sette etti di lingua.