Sassuolo & the City

Allora, parliamone.
Perdere ci sta.
Perdere l’imbattibilità in campionato, dopo 12 giornate, ci sta.
Anche perdere due partite di fila, volendo, ci sta.
Ci sta, forse, un po’ meno prendere 7 gol in due partite, quando ne hai presi 11 nelle 12 precedenti.

Abbiamo un problema?
E’ presto per dirlo, ma se dovessi sbilanciarmi direi che ne abbiamo un paio, ma non sono problemi nuovi. Sono gli stessi dell’anno scorso.

Il primo è che soprattutto in difesa la coperta è corta. Non ci possiamo permettere che manchi uno dei 4 titolari, tanto meno 2. Per cui senza Calabria e Tomori, come successo nelle ultime due partite di campionato, la difesa soffre molto di più.

Il secondo in attacco; Ibra da solo non basta. Giraud e Brahim Diaz non si sono ancora ripresi dopo il Covid, Leao non è (ancora) un goleador, anche se ha tanti margini di miglioramenti, Pellegri è un mistero avvolto nel mistero e Rebic è sempre rotto. Ci vuole una punta. Una vera, che si occupi soprattutto di buttarla dentro.
Anche mercoledì scorso contro l’Atletico alla fine l’abbiamo risolta solo al 90°, grazie a un gol provvidenziale di Messias.

Al di là dei tanti gol presi, soprattutto con la Fiorentina ci hanno penalizzato i tanti gol sbagliati.
E anche ieri, pur avendo giocato nettamente peggio del Sassuolo, nelle poche occasioni avute non siamo mai riusciti a creare veri pericoli per la difesa del Sassuolo.
Ho visto tanti tiri da fuori, e soprattutto fuori.

Certo, le statistiche tenderebbero un po’ a smentirmi (30 gol segnati in 14 partite non sono pochi), ma le stesse statistiche ci dicono che il cannoniere della squadra, il solito immarcescibile Zlatan, ha solo 5 gol finora. Seguono Giraud e Leao con 4. E’ un bene che ci siano tanti gol segnati da tutti i giocatori della squadra. Ma ci vuole un bomber. Uno che la butta dentro anche quando le cose non vanno. Uno da 20 gol a stagione.

Detto questo, siamo ancora in pieno obiettivo annuale, che (repetita iuvant) secondo me è ripetere la qualificazione alla prossima Champions League. Tutto il resto, se viene, è grasso che cola.
Per cui va bene, non perdiamo di testa.

Abbiamo avuto una sbandata, con due sconfitte decisamente diverse una dall’altra. Non perdiamo la testa e vediamo di riprendere il passo già da mercoledì.

Concludendo, come sempre FORZA MILAN.

Fiorentina – Milan: 4-3

Mi piacerebbe soffermarmi sulla partita, sul suicidio quasi perfetto del Milan che si porta a casa da Firenze 4 gol subiti, di cui due regalati da Tatarusano & Gabbia e da Theo Hernandez.
Vorrei parlare della quasi tripletta di Ibra.
Gradirei analizzare la lunga serie di occasioni sprecate, soprattutto nel primo tempo, che a certe squadre basterebbero per tutto un campionato.
Mi piacerebbe, ma mi tocca parlare d’altro.

Cari pseudotifosi che dopo la partita di sabato avete deciso di sollazzarvi insultando Matteo Gabbia sui social, non siete degni.

Lo sport è fatto di sconfitte e di successi. Ci sta sbagliare una partita. Soprattutto se hai 22 anni, sei la riserva della riserva e sei alla tua seconda presenza stagionale. Per non parlare degli errori fatti da giocatori ben più blasonati ed esperti, che hanno avuto un carto peso sul risultato finale.
Se non lo capite, e a partita finita decidete di scaricare la vostra bile su un ragazzo per una partita sbagliata, fareste meglio a dedicarvi a altro.

Chiariamoci, qui non si tratta di fare moralismo d’accatto. Io stesso durante la partita non ho lesinato invettive, improperi, vituperi e espressioni colorite nei confronti di Gabbia, di Tatarusano, Leao, Theo Hernandez e chi più ne ha più ne metta. Ibra no, non sia mai. Anche se ha sprecato tutto il primo tempo facendosi trovare sempre in fuorigioco.
Ho pure nominato a sproposito animali e divinità varie.
L’ho fatto dal mio divano, l’ho fatto nella chat in cui commento la partita con alcuni compagni di fede milanista, e l’avrei fatto ad alta voce se fossi stato allo stadio.
Qualche tempo fa giustificato i fischi Donnarumma in occasione della partita della nazionale a San Siro e lo rifarei
Ho scritto anche in passato parecchi post critici nei confronti di parecchi giocatori e anche di qualche allenatore, del Milan e non, affibbiando pure nomignoli vari (per non parlare degli arbitri). Rifarei, e rifarò, anche questo.
Il diritto alla critica, anche feroce, ci sta.
Ma c’è un limite che non va mai valicato.

Il limite è quello dell’insulto personale.

Un conto è sfogarsi nei confronti di un giocatore, o più giocatori, per quello non è piaciuto durante una partita.
Un altro è fare una caccia all’uomo sui social con offese che travalicano i confini dello sport e vanno sul personale.

Non siete degni del Milan.
Non siete degni di dirvi sportivi.

Post derby con (in)colpevole ritardo.


Milan – Inter: 1-1
Oggi è giovedì e io, oggi, commento con la mia solita sagacia il derby che s’è giocato domenica scorsa.
Lo so, signora mia, è passato qualche giorno. Ma a volte capita, quando ci si diverte, di non trovare il tempo o la voglia di scrivere stupidate sul blog.
Poi pensi ai 12 lettori che ti sono rimasti e fai uno sforzo.

Allora, che c’è da dire su questo fantastico derby?
Che il pareggio, alla fine, è il giusto risultato di una partita in cui non ci siamo fatti mancare quasi niente, compreso il solito gol fasullo.

La partita conferma la sensazione che i cugini, ahimè, sono più attrezzati di noi per la vittoria del campionato. Ma anche che la banda di ragazzini terribili non ha paura di niente e di nessuno, e se avessimo un maggiore supporto dalle punte andrebbe anche meglio.

A proposito, com’era la storia dei rigori per il Milan?
E, ribadisco nel caso non si fosse capito, il primo rigore che ci hanno fischiato contro è vero come una banconota da 13 euro.

Pensierino del giorno sui NO-VAX: il vaccino è come il casco se vai in moto. Non ti impedisce di cadere, ma se cadi non ti spacchi la testa.

Zero stress

Dopo due giorni di festeggiamenti per il compleanno della ormai quattordicenne, quel che ci voleva era giusto una serata di relax: divano, partita, zero stress.
Appunto.
Una di quelle serate in cui magari ti appisoli anche un po’ durante il secondo tempo.
Appunto.
E’ andata proprio così, mannaggia la miseria.

Primo tempo quasi bello nella sua inguardabilità. Hai voglia a dire che la rosa è lunga ed è stata rinforzata; certe assenze, tutte insieme, si fanno sentire eccome, anche e soprattutto nella testa di chi va in campo.
Pur riconoscendo tutti i meriti possibili al Verona ed alla sua arguta tattica di gioco, siamo scesi in campo nella nostra versione brutta brutta in modo assurdo, una parodia del bel Milan visto nelle ultime partite, e giustamente siamo stati impallinati.
Due volte.
Una con un rigore inventato, ma tant’è, non credo che vedremo in giro gente che costruisce assurde teorie sui rigori contro il Milan.
Giusto per rincarare la dose, s’è pure spaccato Rebic.

Eppure nell’intervallo ero relativamente tranquillo. Sapevo che nel secondo tempo i ragazzi ci avrebbero provato, che in un modo o nell’altro la partita sarebbe cambiata. Questa ormai è una squadra che ispira fiducia. Sai che se scivolano trovano il modo di rialzarsi, o che comunque ci provano con tutte le loro forze.
Mi sono comunque preso un grappino, che non si sa mai.

Secondo tempo, soprattutto per noi, molto migliore. E dato che il mio livello di empatia per i tifosi del Verona è decisamente basso, oserei dire che è stato migliore in assoluto.
Ora dovrei forse lanciarmi in un panegirico nei confronti di Leao, che sta diventando un supereroe, e di Castillejo, che è l’hombre del partido, indubbiamente.
Ma continuo a pensare che, al di là dei meriti estemporanei dei singoli, il vero miracolo è la squadra.
Un miracolo compiuto da Maldini, dalla società, da Pioli, da Ibra, da tutti i giocatori.

Forza Milan, e a culo tutto il resto.

Milan – Venezia: 2-0

Che dire?
Partita non bellissima, ma utilissima, soprattutto per il risultato, che ci consente di restare attaccati all’obiettivo stagionale di qualificarci nuovamente alla Champions League, senza eccessivi sforzi.

Un po’ per gli infortuni, che non mancano mai, un po’ per scelta (condivisibile), partiamo con una formazione decisamente rimaneggiata. Giochiamo senza una punta di ruolo, e con quattro panchinari (Romagnoli non me ne voglia, ma è così) su quattro in difesa.
Nel primo tempo riusciamo nell’impresa di non fare neppure un tiro in porta.
Ci proviamo, tiriamo, ma con scarsa mira e ancor più scarsa efficacia.
Il Venezia si difende ordinatamente e ostinatamente.
Nel secondo tempo il copione si ripete, fino a quando Pioli decide che è ora di cambiare qualcosa, e mette in campo tre titolari.
Questo basta a vedere un’altra partita. E a portarsi a casa senza troppi patemi i tre punti.

La palma del migliore in campo se la giocano Theo Hernandez e Saelemaekers, che ieri sera sembra a tratti indiavolato.

Tutto il resto è contorno. Maignan che cazzia tutti al 93°, l’ingresso di Pellegri, gli infortunati che esultano dalla tribuna, Tonali che fa il vecchio saggio in campo. La squadra c’è, la squadra funziona, ci sono enormi margini di crescita.

Ora però mi tocca menzionare il coglione che ha pensato bene di portarsi allo stadio un puntatore laser e di usarlo per spararlo in faccia ai giocatori del Venezia. Lo ho notato una prima volta in un inquadratura durante una rimessa laterale. Si vedeva bene anche il punto da dove partiva il raggio. E poi ho visto, l’hanno vista tutti quelli che hanno guardato la partita in TV, la luce verde sul volto del portiere, nel secondo tempo.
Ora, chiaramente stiamo parlando di un minus habens, uno che non dovrebbe poter frequentare luoghi in cui si celebrano eventi sportivi.
Ma quello che vorrei dire è che se io ho fugacemente intuito, da un’inquadratura in movimento, il punto da cui partiva il fascio di luce, non dovrebbe essere difficile inquadrare con uno zoom, anche senza mandarla in onda, la faccia dell’imbecille, consentendone l’identificazione.
E quindi non dovrebbe essere neppure così difficile raggiungerlo e impedirgli vita natural durante l’accesso allo stadio.
Questo almeno è quello che vorrei vedere.

Milan – Onlus Sassuolo: 1 x 2

Cari ragazzi,
una cosa dovevate fare, una e una sola: scendere in campo e vincere contro la squadra di De Zerbi.
Non dovrei neanche star qui a spiegare il motivo, ma dopo tutto quello che è stato detto in questi due giorni, ci si aspettava che voi che siete i giocatori del Milan, vi faceste esplodere pur di difendere il vostro onore di portatori della maglia del Milan.
Ma qui forse bisognerebbe fare un ragionamento più ampio e in questo giorni ne ho fatti fin troppi.

Checché se ne dica, le giornate storte capitano. Quelle in cui fai tutto bene quasi fino alla fine. Ed è quel quasi che ti frega.
Quel quasi, ieri, ha fatto la differenza.
Siamo andati meritatamente in vantaggio, e quel meritato vantaggio andava consolidato. Ma se arrivi al tiro e poi la butti fuori, o la tiri moscia sul portiere, o aspetti troppo a tirare e fatalmente ti trovi davanti un difensore, poi rischi la beffa.
Soprattutto se stai giocando contro una squadra che, giustamente, ha il coltello tra i denti.

24 e stop

Insomma, la grande cavalcata si è interrotta nel modo peggiore, andando a sbattere contro un palo.

Serata storta, anzi stortissima, iniziata male con un rigore che ti fa gridare bruttissime cose nei confronti della mamma dell’arbitro, e finita peggio, con una squadra imballata, molle, spaventata e rassegnata come non si vedeva da tempo. Esattamente da 25 partite.
Mettici nel mezzo un Gigio che per una sera ha deciso di farti rimpiangere Tatarusanu, e la frittata è fatta.
Ma non sarebbe giusto prendersela solo con lui. Sono molte di più le volte che ha salvato la pellaccia alla squadra, ricordiamocelo. Stasera la serataccia è stata collettiva, non si salva praticamente nessuno, tranne forse Rebic che è l’unico che è entrato (un po’ tardi) con un po’ più di voglia.

Forse qualcuno stava cominciando a pensare che i 24 risultati utili consecutivi significassero che il Milan è già una grande squadra. Ovviamente non è così, nella migliore delle ipotesi è presto, nella peggiore non lo è e basta.
Ovviamente con una squadra così giovane e ancora per certi versi in costruzione, sarà solo il tempo a dirci cosa effettivamente succederà. Ai posteri l’ardua sentenza.

Diciamo che la partita di stasera ha evidenziato un paio di problemi che forse qualcuno stava cominciando a dimenticare, distratto da tutti i numeri positivi degli ultimi mesi.
La coperta è corta, non tutti i giocatori hanno sostituti adeguati e quando qualcuno comincia a dare segni di stanchezza ti ritrovi nei guai. Ed è già da qualche partita che alcuni giocatori (Theo, per fare esempio) sembrano in fase calante.
Se ti trovi per un motivo per l’altro a tenere fuori quattro titolari è evidente che rischi di avere qualche problema. Stasera ne abbiamo avuto più di qualcuno.
Alla fine anche il capo di tutto, che qualche miracolo l’ha già fatto in stagione, oggi non ha potuto fare niente. Se non incazzarsi con un po’ di compagni, peraltro senza sortire effetto. Anche perché va bene fare il direttore d’orchestra, ma almeno la bacchetta la devi muovere.

C’è da dire che se la sberla salutare doveva arrivare, e doveva arrivare prima o poi, meglio stasera.
Siamo inciampati. Rialziamoci e ricominciamo a correre.

L’amore ai tempi dell’amuchina #1

Domenica:
il gol di Ibra era regolare, ma vabbé. È una quisquilia rispetto a quel rigore per fallo sulla palla.
Il Milan ormai è un vecchio cane zoppo sdraiato vicino al marciapiedi. Gli arbitri passano e, volendosi far vedere forti e coraggiosi, tirano un calcio al cane zoppo. E poi scappano, che non si sa mai.

Ieri:
Situazione coronavirus. Sono a casa in smart working con Mati, visto che la scuola è chiusa.
Dato che si annoiava, stamattina le ho fatto pulire la cucina, poi le ho fatto preparare l’impasto per una pizza, poi le ho fatto grattugiare il pane vecchio e preparare l’impasto per una torta.
Credo che domani chiamerà la preside per chiedere che venga riaperta la scuola.

Oggi:
A un certo punto si passa dallo smart working all’arresto domiciliare. Diciamocelo, in ufficio, alla fine, si è più tranquilli. E a un certo punto si stacca. Qui invece, con il fatto che non vuoi dare l’impressione di lavorare meno, un’ora dopo la fine del tuo orario sei ancora lì a rispondere alle email.
La mia religione vieta di lavorare gratis.

Oggi: Mati ha sparecchiato, apparecchiato, svuotato la lavastoviglie, riempito e fatto partire la lavatrice, guardato tik tok sul mio iPhone, aiutato a preparare il pranzo, è venuta con me a fare la spesa (a proposito, i supermercati si stanno riempendo di nuovo e ringraziano per gli incassi inaspettati).
Ad un certo punto ha anche fatto i compiti si scienze. Per ben 4 minuti. Al quinto era stanca.

Mi sono ricordato di avere da parte un flacone di Amuchina, ancora sigillato, da un litro. Scadenza agosto 2021.
Io non dico niente, ma le offerte sono libere.
Astenersi perditempo, arbitri e juventini.

Maledetto benedetto lunedì

Sono reduce da un week end di influenza. Un week end complicato, ma questo lunedì porta con sé un po’ di notizie che meritano, se non di essere commentate (cosa potrebbe cambiare la mia opinione?), di essere almeno ricordate.
La prima, importante soprattutto per me, è che nonostante gli innumerevoli tentativi, sono riuscito a trattenere i polmoni nella cassa toracica. Ok, vista la qualità dell’aria di Milano, non è che me ne faccia poi molto. Ma ho la sensazione che senza sarebbe comunque peggio.
La seconda è che il Milan ha vinto una partita brutta. L’ha vinta giocando male, con Gigio ancora una volta migliore in campo, ma l’ha vinta. Da quando è tornato Zlatan sono 4 di fila (e un pareggio). Non male.
mi piace anche citare la vittoria del Napoli di Ringhio Gattuso sull’impero del male rubentino. Sì, mi piace molto.
Poi c’è Kobe. E qui son solo lacrime. Per chi ama il basket è una botta enorme. Non ho parole.
Poi c’è l’Emilia Romagna, che ha ricacciato la bestia. Non tutto è perduto in questo paese.
La notizia però dovrebbe essere il fatto che il tam tam mediatico della sua macchina da guerra ci abbia fatto credere che c’era davvero la possibilità di una sua vittoria.
Comunque è lunedì. S’è fatta una certa.
BUONGIORNISSIMO,KAFFEEEE’?