Informazioni su Bisax

Natural Born Pirla

Dialogo intorno ai minimi sistemi

  • mi sa che non mi vaccino
  • “Ho sempre pensato che sei scemo”
  • no, davvero, chissà cosa c’è dentro
  • “E chissà cosa c’è dentro la birra che stai bevendo, la sigaretta che hai fumato prima, la finta bistecca vegana che ai mangiato ieri, la fessa di mammta”
  • no, no, sul serio, se ne sentono troppe in giro, meglio non fidarsi
  • “Il bello è che tra una comunità scientifica mondiale compatta e alcuni sparuti ciarlatani che cantano fuori dal coro, tu, dall’alto delle tue competenze fuori misura, hai deciso di credere ai ciarlatani. Questo conferma la mia teoria”
  • Quale teoria?
  • “Che sei scemo”

Professionista

Ha ragione, ancora una volta, Maldini.
E come ti sbagli?, verrebbe da dire.
Ha ragione Maldini.
Gigio Donnarumma è stato ed è un serissimo professionista e non ha mai mancato di rispetto al Milan. Anzi, fintanto che ha indossato la gloriosa maglia ha sempre dato tutto se stesso ed è stato fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di quest’anno.
Per cui ringraziamolo e auguriamogli il meglio per il suo futuro professionale.

Se il Milan fosse una società di investimenti, di quelle la cui ragione sociale è generalmente composta da due o tre cognomi, tipo “Maldini, Bisax & Partners Investments Co”, questo post sarebbe già finito così.
Ma il Milan è una questione di cuore, il Milan e nu piezz ‘e core, non una società di investimenti. Quindi bisogna anche dare un po’ di sfogo al cuore. E il cuore vorrebbe dire che non si fa così.

A quanto pare il Milan gli ha proposto un aumento, esclusi eventuali premi, del 33 % e passa, da 6 a 8 milioni. La proposta non è stata accettata.
Togliamo di mezzo inutili e fastidiosi moralismi (è il calcio moderno, baby).
Io cambierei azienda domani se mi offrissero un aumento di un terzo del mio attuale stipendio (che è sostanzialmente quello che ha offerto il Milan), figuriamoci se ci fosse la prospettiva di ottenere il raddoppio (che è sostanzialmente quello che pare abbia chiesto Raiola). Anzi, probabilmente mi accontenterei anche di un aumento inferiore. Ma stiamo ragionando su basi completamente diverse. Io, per guadagnare quello che prende adesso Gigio in un anno, dovrei lavorare circa 192 anni.
Chi ha un lavoro normale fatica ad immaginare come spenderebbe 6 milioni di euro in tutta una vita, per cui risulta difficile da capire come uno possa rifiutare di passare da 6 a 8 per 3 anni (3X8=24), soprattutto se si tratterebbe di continuare a lavorare per la società a cui ha più volte dichiarato eterno amore.
(Io non ho mai baciato la maglia della mia azienda).
Io con la metà di quello che il Milan ha offerto a Gigio per un solo anno ci camperei per tutta la vita senza dover più lavorare e riuscirei a lasciare una bella eredità a mia figlia.
A Gigio, che è un professionista, non bastano. Ne vuole di più. Molti di più.
Ok, sono scelte.

Insomma, parafrasando il grande Paolo Conte, siamo un mondo adulto, si sbaglia da professionisti. Ma quando si sbaglia si sbaglia, e quello di Gigio secondo me è stato un errore.
Sarebbe potuto diventare l’ultima bandiera del calcio moderno, invece verrà ricordato come una banderuola.
Come già detto, son scelte.

Condivido pienamente la scelta fatta dalla società. Di fronte a questa situazione è molto meglio lasciare il professionista libero di spiccare il volo verso altre mete, dove potrà ottenere quello che vuole, e rivolgersi altrove. Il portiere, per quanto possa essere bravo, è comunque solo un undicesimo della squadra che scende in campo.

A Gigio, cui ho voluto molto bene, faccio i miei migliori auguri.

Che tu possa trovare quello che cerchi.
Sei stato un grandissimo bucchinemmammta professionista e hai deciso di fidarti completamente del tuo procuratore, anche lui grandissimo bucchinemmammta professionista.
Ti auguro una lunga e grande carriera, altrove, sempre da secondo di qualcun altro.


Missione compiuta

Atalanta – Milan: 0-2

Avete presente quando il cattivissimo del film, dopo aver messo in scacco l’eroe, invece che ammazzarlo si dilunga in chiacchiere fino a quando l’eroe in qualche modo si libera e vince?
Anche ieri stava per succedere. Noi eravamo quasi coll’acqua alla gola e sembrava che per il cattivo, che non a caso indossava delle orribili casacche a strisce nere e blu, sarebbe stato uno scherzo farci fuori definitivamente, quand’ecco che è arrivato il Presidente, a cavallo del suo #rigoreperilmilan, e ha risolto la situazione.
Che dire, missione compiuta e tutti, o quasi, felici e contenti. Spiace per Ringhio, che ancora una volta è arrivato a un solo passo dalla qualificazione, ma questa è un’altra storia.

Quella con la simpatica Atalanta non è stata una bella partita, va detto. ma è stata una partita giocata di squadra e da squadra, preparata e impostata perfettamente da Pioli, giocata col massimo impegno da tutti, con un Presidente monumentale a coronare una serata che noi vecchi cuori rossoneri meritavamo di vivere.
Temevo molto questa partita, ma i ragazzi, come già hanno fatto millemila volte in questa lunghissima stagione, si sono rialzati dopo un passo falso e sono riusciti a contenere la dinamicissima Atalanta che, per una volta, è riuscita a fare un solo vero tiro verso la nostra porta.

Certo, festeggiare così tanto un secondo posto sembrerebbe cosa da sfigati, ma considerando chi siamo e da dove veniamo, ci sta.
L’obiettivo stagionale era entrare in zona Champions ed è stato raggiunto, anche se all’ultimo, arrivando addirittura secondi.
Una squadra di ragazzini, la terza più giovane nei campionati europei, è riuscita nell’impresa di lasciarsi alle spalle quasi tutti, tranne l’Intermerda che oggettivamente era stata costruita per vincere tutto, portandosi a casa la bellezza di 24 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte (di cui almeno 3 evitabilissime), giocando per metà delle partite senza il suo giocatore più rappresentativo, che peraltro ha quasi il doppio dell’età degli altri ed è riuscito comunque a segnare 15 gol. Tutto questo giocando spessissimo con formazioni molto rimaneggiate e giocatori fuori ruolo.
Non so voi, ma io penso che ci sia molto da festeggiare.

Ora c’è un’estate per prepararsi alla prossima stagione, andando sul mercato per tappare qualche buco. Ci serve come il pane una prima punta da 15-20 gol. Gigio deve firmare subito il rinnovo. Serve almeno un rinforzo per reparto, anche perché non tutti potranno restare, ma questo è un altro discorso e non è il momento di fare liste di proscrizione.
Ma se Maldini e Massara sapranno muoversi bene, ed io ho molta fiducia in loro, con una base come questa ci sono davvero tanti margini di miglioramento.

Forza Milan, sempre.

Martedì prossimo ho il vaccino e non so cosa mettermi

Ho prenotato quasi un mese fa.
Non pensavo che avrei atteso come se fosse un nuovo natale l’arrivo del giorno in cui avrei fatto un vaccino, ma è così e me ne farò una ragione.
Qui ora dovrei fare una battuta sulla mia nuova connettività, o sul fatto che mi si “enlargerà” il pene.
Qui una battuta su quelli che non si vogliono vaccinare perché (aggiungere motivazione idiota a caso).

Ho prenotato quasi un mese fa e finalmente martedì prossimo andrò a fare la prima dose di vaccino.

Non so voi, ma io lo trovo un post bellissimo, pieno di speranza e buoni sentimenti.

Il dottor JacPiol e Mister HidePiol

Milan – Cagliari: 0-0

Siamo quelli dei 10 gol in due partite a Torino o quelli che ieri non avrebbero segnato neppure giocando 10 ore contro una squadra che aveva passato il pomeriggio a festeggiare la salvezza?
Volendo fare una citazione, ancorché abusata, ai posteri l’ardua sentenza. Solo che i posteri questa volta non dovranno aspettare molto prima di pronunciarsi.
Tra una settimana sapremo.

Il bello è che è tutto nelle nostre mani. Il brutto è che, ancora una volta, è tutto nelle nostre mani.

Torino-Milan. 0-7

Sette gol, due pali.
Posso solo dire una cosa: se avessimo giocato altre due partite così negli ultimi mesi, solo due (il pensiero a Spezia e Sassuolo non è casuale), oggi saremmo non solo contenti, ma tranquilli.
Invece ci servono ancora almeno 3 punti.

In ogni caso, forza Milan.

Ah, che splendida giornata (Juve – Milan: 0-3)

Diciamolo forte forte, eccheccazzo, era ora. In un colpo solo abbiamo vendicato la partita dell’andata ed abbiamo sfatato l’odioso tabù dello stadium.
Soprattutto siamo nuovamente secondi, ad un passo dalla meta, insieme alla simpatica Atalanta. Ora non dobbiamo rilassarci. Troppe volte quest’anno a una bella partita ne è seguita una inguardabile e il padulo è dietro l’angolo. Per cui restiamo calmi e concentrati che mercoledì c’è da affrontare la vera squadra di Torino e non sarà una passeggiata. A noi i 3 punti servono per restare in zona Champions, a loro per restare lontani dalla zona retrocessione. Non ci saranno sconti, nessuno si scanserà.

Per quanto riguarda la partita di ieri, bravi tutti, belli tutti, non ho niente da dire su nessuno se non complimenti.
Bravo più di tutti Padre Pioli, che ha azzeccato tutte le mosse.

Un po’ meno bravo (ma un po’ ce lo aspettavamo) l’arbitro Valeri, che ha avuto bisogno del VAR per assegnare il rigore.

Milan – Benevento 2-0 e la vera rovina del calcio moderno

Avrei voluto semplicemente commentare la serata di ieri sera, con una vittoria meritata che, se non avessimo sprecato troppe occasioni, sarebbe stata larga anzi larghissima.
Ma poi mi sono imbattuto nella notizia che segue, e mi è salito il sangue al cervello.

La notizia è stata riportata, con un rilievo variabile ma non eccessivo, da varie testate. E questo è uno dei problemi: il fatto che ormai sia riportato quasi come una cosa normale il fatto che gli ultras possano chiedere, e ottenere, un incontro con un giocatore per ricattarlo.
Direte che ci sta che i giocatori non siano trattati come mostri sacri e che ci sia la possibilità di avvicinarli come con qualsiasi altro essere umano. Fate una prova, andate a Milanello, o dove si allena qualsiasi altra squadra, quella che volete, fate voi, e chiedete di poter fare quattro chiacchiere con qualsiasi giocatore. Poi vediamo che vi rispondono.
Ora che avete fatto la prova, anche solo mentalmente, ripensate a quello che è successo.
Vi sembra normale che una delegazione di ultras (non chiamateli tifosi, sono un’altra cosa) possa accedere al luogo del ritiro di una squadra di professionisti di qualunque sport a chiedere e ottenere un confronto con un giocatore o con l’allenatore?

Non più di un paio di settimane fa, quando è stato presentato il progetto della Superleague, c’è stata quasi una sollevazione popolare al grido, tra le altre cose, di “il calcio è dei tifosi“.
Sono questi i tifosi cui appartiene il calcio? Gli ultras?
Quelli che ricattano giocatori e società? Quelli che nel tempo libero riempiono le cronache giudiziarie?
Quelli che hanno contestato il giorno della sua ultima partita a San Siro una leggenda vera come Paolo Maldini (colpevole, secondo la loro mente distorta, di aver mancato loro di rispetto dopo la finale di Champions a Istambul per non aver accettato di scusarsi con loro, e anzi per averli sfanculizzati come ampiamente meritavano).
Se veramente è così, beh, spiace dirlo, ma il calcio non ha futuro.

Bene ha fatto Maldini, ancora una volta, a prendere le distanze da questa gentaglia ed a chiarire che “nessuno al di fuori del Milan può decidere chi gioca e chi rinnova. Certe scelte competono all’allenatore per quanto riguarda il campo e al club per le questioni contrattuali“.
Il passo successivo è però fare in modo che queste scene non debbano più ripetersi e che a nessuna delegazione di ultras sia consentito, per nessun motivo, di accedere a giocatori, squadre o società per tentare di porre le loro condizioni.
Per quanto mi riguarda, occorre anche fare in modo che non sia consentito loro di accedere alle partite, a meno che non lo facciano rispettando le stesse regole che devono rispettare tutti gli altri tifosi, quelli veri.
Se il calcio non riesce a liberarsi degli ultras e continua ad accettare i loro ricatti è destinato a finire, e a finire male.

A questo punto una breve storia edificante: nel 2014, dopo l’eliminazione della squadra dalla coppa Italia, una cinquantina di ultras dell’Olimpia Milano (stiamo parlando di basket, per chi non lo sapesse), ha pensato bene di irrompere durante un allenamento della squadra per contestare (in particolare ce l’avevano con il presidente Livio Proli e con Alessandro Gentile) e chiedere chiarimenti sull’impegno della squadra. (vi ricorda qualcosa?)
(Cito, solo per dovere di cronaca, la voce secondo cui alla base di questa voglia di contestare ci fosse anche il fatto che la società avesse ritirato i pass gratuiti concessi in altri tempi ai capi ultras, costringendoli quindi a pagare il biglietto per assistere alle partite).
L’allenamento è stato interrotto per circa tre quarti d’ora, c’è stato un confronto (anche duro) con alcuni giocatori, poi anche grazie all’intervento della polizia i 50 fenomeni sono stati allontanati.
La differenza però è nel finale. Da quel confronto non voluto con gli ultras sono scaturiti daspo, denunce e diffide. Con la società in prima fila.
Non ci sono moltissime notizie in internet su come è finita la storia. Il basket è purtroppo considerato uno sport minore, per cui si riesce a sapere tutto anche sulla marca di carta igienica usata da Cristiano Ronaldo, ma su vicende come questa, che dal punto di vista dello sport in generale dovrebbero avere comunque un certo peso, si trova poco o niente.
A quanto pare i daspo sono stati revocati, con la motivazione che si trattava di un allenamento e non di una partita aperta al pubblico a pagamento e che non ci sono stati scontri fisici (motivazioni a parer mio un po’ eccepibili, ma tantè).
Le denunce sono rimaste, e se non è dato conoscerne l’esito, una cosa è certa: chi ha avuto la fortuna di andare al Forum a vedere una partita dell’Olimpia negli ultimi anni, ha potuto notare quanto la curva degli ultras dell’Olimpia, com’è come non è, si è ridotta ad una sparuta compagnia di scappati di casa (gente ben informata mi dice che in alcune partite molto sentite per non sembrare i quattro gatti che sono, sono costretti a farsi prestare gente dagli ultras di altri sport).
Per anni, fino al 2019, i quattro gatti di cui sopra hanno esposto un inutile e fastidioso striscione che recava la scritta “Via Pioli e Portaluppi”. Ma di fatto la società si è limitata a d ignorarli e le loro file si sono assottigliate sempre di più, mentre è continuamente aumentato il numero dei tifosi che affollavano il Forum.
Quindi allontanare certe gente si può, basta volerlo.

Lazie-Milan: 3-0 giustizia è fatta

Sulla partita di ieri sera ci sarebbero da dire molte cose. Molte delle quali le ho già scritte, però, anche negli ultimi post, per cui faccio un brevissimo riassunto: la squadra del 2020, quella dei record, dei 2 gol fissi a partita, dei 12 punti di vantaggio sulla seconda, s’è sciolta come neve al sole. La colpa non può essere di nessuno, quindi è di tutti. Rassegnamoci e speriamo in un po’ di culo per restare nei primi quattro, ma la speranze sono poche.
Tanto dovevo.

E ora, qualcosa di completamente diverso: Orsato l’arbitro scafato.
Generalmente evito di soffermarmi troppo sulle scelte arbitrali, sia quando sono a nostro favore (bei tempi quando i rigoriperilMilan fioccavano come le nespole) che quando sono palesemente scortesi nei nostri confronti (tipo certi cartellini sfoggiati da certi arbitri particolarmente permalosi). Ci passo sopra con una battuta e mi occupo di altro..
Ma quello che è successo ieri sul secondo gol della squadra allenata dall’Inzaghi sbagliato è la cosa più vicina al gol di Muntari che io ricordi negli ultimi anni, con l’aggravante che Orsato l’arbitro irsuto ha avuto anche la possibilità di rivedere il fallo al VAR.
Ci sono vari modi di condizionare una partita, e non sempre devono essere eclatanti. Per quasi tutto il secondo tempo, per esempio, i difensori della Lazie hanno avuto una incomprensibile impunità vicino alla propria area di rigore (non dentro perché tato non ci entriamo più). Il fallo su Cahla non è stato l’unico che Orsato l’arbitro astuto non ha visto. Ma è certamente quello più importante, perché da quell’azione è partito il contropiede che ha portato al raddoppio della simpaticissima e onestissima squadra di Lotito, giusto all’inizio del secondo tempo, dopo che noi avevamo finito il primo cercando in tutti i modi (sbagliati) di pareggiare (quello giusto sarebbe stato di tirare in porta dei tiri che non fossero leggeri anzi leggerissimi).
Prendere gol così, in quel momento e in quel modo, ovviamente ha condizionato la partita.
Per il resto noi ci abbiamo messo del nostro, ma questo non giustifica una scelta arbitrale così strampatata.
Delle due l’una, o malafede o incapacità. In ogni caso Orsato l’arbitro usato garantito non ne esce bene e ho la sensazione che qualcuno stia facendo pagare al Milan la Superleague.
Superleague nella quale, diciamolo con tutta franchezza, quel fallo l’avrebbero fischiato.
Quello che non hanno capito è che non ce n’è bisogno. Siamo bravissimi a farci del male da soli (tirando mozzarelline come quelle di ieri avremmo perso anche senza l’aiuto di Orsato l’arbitro cornuto).