Milan-Inter: 0-3

Perdere contro la seconda squadra di Milano è una cosa che dà particolarmente fastidio. Non che ci siano sconfitte piacevoli, ovviamente, ma con loro è una cosa particolare. Sembra quasi contro natura.
L’unica squadra contro cui è ancora peggio è la Juvemerda.
Perdere contro l’Inter allenata da quel tipo lì, l’emblema del gobbo dentro, quello della partita del gol di Muntari, quello del “siete voi la mafia del calcio”, è come perdere contemporaneamente contro l’Intermerda e la Juvemerda. Insieme, una sopra l’altra, fuse in un mostro osceno.
Al di là della classifica, ed al di là del fatto che loro sono la squadra costruita per vincere tutto quest’anno e i prossimi.

Purtroppo la sconfitta è netta. Purtroppo non c’è molto da dire. Bravi loro, meno bravi noi.
Ora, dato che loro comunque sono quella cosa lì, bauscia fino al midollo, racconteranno di una partita in cui hanno avuto dominio assoluto per 110 minuti e avrebbero potuto vincere 47-0.
Non è andata esattamente così.
Certo, loro hanno vinto di 3 gol, riuscendo ad andare a segno al 5° minuto grazie anche a un nostro marchiano errore in difesa, ma dopo il primo quarto d’ora del primo tempo, in cu abbiamo risentito del gol preso troppo presto, la partita è stata molto più equilibrata di quel che dice il risultato. soprattutto negli ultimi dieci minuti prima dell’intervallo. Loro ci hanno fatto paura in contropiede, ma abbiamo avuto almeno due nette occasioni per pareggiare, sfumate per un soffio.
Nei primi 5 minuti del secondo tempo abbiamo avuto altre tre occasioni clamorose, sventate da altrettanti miracoli di Handanovic.
Il fatto che il tuo portiere sia stato il migliore in campo in una partita che hai vinto 3-0 la dice comunque lunga su come è andata realmente.
Hanno trovato altri due gol in contropiede, ma fino al gol dello 0-2 la partita s’è svolta sempre intorno alla loro area e nessuno si sarebbe stupito del pareggio.
Sono stati bravi a fare il loro gioco e a capitalizzare le occasioni. Onore al merito. Questo non mi priverà del piacere di mandare in posti poco piacevoli tutti gli interisti che mi rivolgeranno la parola nei prossimi giorni.

Quindi, la batosta c’è. è incontestabile, ma non sul piano del gioco. Anzi, ho visto pure dei segnali di ripresa. Però è evidente che non ci si può sempre e solo affidare agli estri di Ibra. Occorre trovare delle alternative, anche a livello di modulo, perché ormai è chiaro che, dopo un anno a mille all’ora, gli altri sanno fin troppo bene come giochiamo e come fermarci, per cui se non riesci ad andare al massimo son guai.

Incidentalmente, siamo ancora messi abbastanza bene per l’obiettivo di fine stagione, che è quello di entrare nei primi 4 posti, per cui affidiamoci a quei segnali di ripresa che abbiamo visto oggi in vista delle prossime partite. E fanculo alla capolista.

20

Basterebbe questo numero. 20 risultati utili consecutivi. Ottenuti da una squadra di ragazzini con un difensore di esperienza e poi lui, Zlatan. Che a 39 anni si permette di vincere un derby con una doppietta.
Chi è milanista da tanti tempo sa che ci sono stati momenti in cui è stato molto bello tifare per questa squadra. Momenti in cui le serie da 20 risultati utili quasi non facevano notizia. E anche in quei momenti, però, il derby era una partita speciale, era quel tipo di partita in cui le serie positive si potevano interrompere.
Ma non questa volta, cazzo.
Non questa volta.

L’Inter è una squadra più attrezzata e più forte. Hanno avuto più occasioni (non molte, a dire il vero, e noi abbiamo sbagliato almeno un paio di gol per i quali ho bruciato almeno un paio di pagine del calendario).
Durante la loro solita imparziale telecronaca, il magnifico duo di Sky ad un certo punto ha notato, come se fosse una notizia di rilievo, che il povero Conte (cui non perdonerò mai quel siete voi la mafia del calcio nell’intervallo della partita del gol di Muntari) che c’erano in panchina per la seconda squadra di Milano un paio di ragazzini 21enni.
Il Milan i 21enni (Gigio, Saelemaekers, Leao) li aveva in campo, insieme a un 22enne e 3 23enni, dall’inizio. E ormai quasi nessuno sembra farci caso.

Abbiamo sofferto, ma abbiamo vinto. Non è la prima volta in questa serie di risultati utili.
Ma i risultati sono arrivati perché questa squadra di ragazzini ha imparato a soffrire.
Ha ragione (e come ti sbagli) Maldini: la dote principale di questa squadra è il coraggio. Un coraggio di nome Zlatan, ma non solo.

Non vinceremo il campionato. Ci sono squadre costruite per lo scudetto, noi dobbiamo continuare a sperare in un posto in Champions e già sarebbe grasso che cola.
La serie positiva prima o poi si interromperà, e sarà da vedere come questi ragazzini coraggiosi reagiranno alla sconfitta. Ma intanto questi sono, finalmente, tempi interessanti in cui essere milanisti. E io mi godo il momento.

Quando uscirò di casa nei prossimi giorni, avrò stampato in faccia, sotto la mascherina, il sorriso di chi ha vinto il derby.

P.S: e comunque, nel frattempo, salutate la capolista.

No news bad news

Nella mia personalissima classifica delle sconfitte del Milan che fanno più male il derby di ieri rientra forse nei primi dieci posti, ma non è certo la prima né la seconda. Ho una certa età ed ho brutti ricordi, vecchi anche di decenni, che ancora mi fanno più male.
La sconfitta ci stava e ci sta. Basterebbe la classifica a certificare la differenza di livello tra il Milan e l’Inter attuali. Fa un po’ più male perché alla fine del primo tempo la partita sembrava quasi chiusa con un altro risultato, ben più piacevole. Ma devo confessare che, conoscendo l’instabilità mentale dei nostri, il dubbio che anche sullo 0-2 sarebbe bastato un nonnulla a ribaltare tutto ce l’avevo. E purtroppo è andata così.
Alla fine vince chi ha più fame, chi ha più voglia, ma soprattutto chi la butta dentro di più e, generalmente, è la squadra più forte.
Il Milan ha al suo attivo 2 gol, 2 pali e innumerevoli tiri e cross finiti a sbattere sulle gambe dei difensori nell’arco di 90 minuti.
L’Inter invece ha segnato 4 gol e preso un palo. In un solo tempo.
Il sunto del derby potrebbe essere solo questo, ma non basta, perché i numeri dicono molte cose, ma non dicono che nel primo tempo, quando il Milan ha avuto gambe e testa, non c’è stata storia, e che la partita è cambiata – e finita – quando l’Inter ha segnato quasi per caso, col classico tiro della domenica, e al primo vero tentativo.
In quel momento, anche se il risultato diceva 1-2, testa e gambe del Milan hanno ceduto come la salute mentale di Morgan e la partita è finita.
Certo, sono successe molte altre cose: un secondo gol che sembrava in netto fuorigioco e poi non lo era, un terzo gol che, con tutto il bene che si può immaginare di volere a De Vrij (da parte mia non è poi molto, comunque), sembra una solenne botta di culo acrobatica, e un quarto gol che è lo specchio della depressione milanista nel finale: contropiede lentissimo dell’Inter coi giocatori che più che altro pensano a chiudersi vicino alla bandierina, i difensori milanisti che quasi non provano a prendere la palla, Moses che sguscia via e incredulo la butta in mezzo al deserto, Lukaku che sposta Kjaer con una manata e segna (a proposito, non ho sentito i cronisti Sky chiedersi se era fallo, come invece hanno fatto più volte sul palo preso da Ibra. Forse perché Kjaer era talmente bollito da lasciarsi spostare senza neanche accennare a una caduta).
Morale, fa male, ma passerà. In fondo ci resta solo questo, l’ottimismo di pensare che prima o poi passerà.
Passerà soprattutto una squadra piena di bamboccioni fragili e insicuri che rinunciano alla prima difficoltà.

Faccio come Giampaolo

Cambio idea, mi contraddico, me ne fotto e vado per la mia strada senza sapere quale sia, dove sto andando, cosa sto facendo.
La scorsa settimana ho scritto che era necessario stare dalla parte di Giampaolo. Oggi scrivo che spero che venga mandato via prima di fare ulteriori danni.
Domani forse potrei anche scrivere che bisogna dargli fiducia, non si butta il bambino insieme all’acqua sporca, è troppo presto per giudicare, etc.
Ma oggi, e ho lasciato passare 24 ore per sbollire, sono per la cacciata immediata.

Dalla parte di Giampaolo

Tendenzialmente io starei dalla parte di Giampaolo, per un paio di motivi.
Il primo, banalmente, è che è l’allenatore del Milan.
Se è stato scelto per questo ruolo, occorre essere fiduciosi che non sia stata una scelta casuale. Certamente non è stato scelto per giocare con gli stessi giocatori e nello stesso modo, anche peggio, della squadra di Gattuso. Per cui, confidiamo che sia solo una fase di carburazione del suo gioco e che, magari già da sabato, si possa vedere qualcosa di nuovo e di meglio.
Resta sempre aperta l’ipotesi che sia lì semplicemente perché era l’unico disponibile tra quelli che non costavano troppo, ma non ci voglio credere.
Passiamo quindi al secondo motivo: anche lui, come noi tifosi, in questo momento ha l’aria di non capirci un cazzo. Ma, dato che lui è l’allenatore del Milan, c’è da vedere cosa succederà quando comincerà a capirci qualcosa, sperando che succeda già da questa settimana.
Lo so, con un po’ di sforzo si possono trovare argomenti migliori, tipo la sua carriera da giocatore e da allenatore, etc., ma se devo essere sincero ogni volta che lo vedo mi chiedo “da dove arriva questo?” e non mi vengono in mente imprese clamorose.
Per un milanista vero un personaggio come Gattuso ha un fascino enormemente maggiore. Ora però rischio di diventare sentimentale, per cui passiamo oltre. La nostalgia è una brutta bestia, bisogna guardare avanti.
La verità è che non capisco Giampaolo, non capisco le sue scelte, ma in questo momento non c’è altro che fare a fidarsi e vedere che succede.
Soprattutto nella settimana che precede il derby.

Il derby buttato

Ci sono derby persi e derby buttati.
Questo è un derby buttato.
Stasera il Milan non ha mai dato la sensazione di giocare per vincere. Al limite per non perdere, e quando giochi solo per non perdere il derby nove volte su dieci non lo perdi, lo butti.
Questo è un derby buttato. Non tanto perché il Milan avrebbe potuto vincerlo, questo non lo sapremo mai, visto che non ci ha mai provato. È un derby buttato perché il derby lo perdi se non lo giochi, se non ci provi mai, se ti accontenti di limitare i danni.
È un derby buttato perché noi, al 92°, abbiamo sostituito un difensore con un altro difensore per cercare di perdere tempo e portare a casa il pareggio, mentre loro hanno fatto quello che avevano fatto più o meno per tutta la partita, hanno buttato al centro un crossaccio per il loro unico attaccante, sperando che andasse bene. Gli è andata bene.
Anche noi abbiamo avuto per quasi tutta la partita un solo attaccante, e che attaccante, ma se al posto di Higuain ci fosse stato ancora Kalinic, o Bacca, o l’anima de li mortacci del peggiore attaccante che abbiamo mai avuto in squadra (fate voi il nome che preferite, è lo stesso), non sarebbe cambiato nulla, perché nessuno ha tentato di fargli arrivare un pallone in area. E quando è entrato il secondo attaccante è andato a sistemarsi sulla fascia. Giusto perché cercare di tirare in porta sembrava male a un certo punto.
E loro, che hanno cercato di vincere per tutta la partita, alla fine hanno vinto.
Noi, che abbiamo cercato solo di non perdere, abbiamo buttato un derby.
E adesso ci sta bene un vaffanculo, così, in generale, per chiudere.
Forse avrei fatto meglio ad aspettare prima di scrivere.

10 cose che gettate in campo nel derby sarebbero state più utili di Kalinic

1 I baffetti da sparviero alla Andrè Silva schiariti con l’acqua ossigenata sulla faccia di Kessie.
2 Un Ficus Benjamin da salotto in finta pelle umana.
3 Il Caucaso decaucasizzato.
4 Un’enorme buca con dentro 10 piccoli indiani che recitano un monologo di Claudio Bisio.
5 Il sindaco del Molise vestito da tecnico del suono audioleso.
6 Il piede sinistro di Luciana Littizzetto.
7 Un coro di voci bianche specializzato in colonne sonore per film porno.
8 Una riproduzione in peluche in scala 1:1 dei testicoli del David di Michelangelo da appendere allo specchietto della Panda.
9 Una schedina del totocalcio del 1997 da un’idea di Andrea Accorsi, cugino di Stefano in crisi da mancanza di attenzioni.
10 Questa lista.

Amare Rino Gattuso

Io Gennaro Gattuso lo amo.
Di un amore molto virile, ovviamente, assolutamente platonico e sportivo, un amore maschiale tutto pacche sulle spalle e gare di rutti, birra e partita, ma lo amo.
L’ho amato quando giocava, perché non si poteva non amare uno come lui.
Come allenatore l’amore se l’è dovuto sudare un po’, anche perché le recenti delusioni hanno indurito il cuore di molti tifosi. Ma sudare per lui non è mai stato un problema.
E’ arrivato quando ormai sembrava che non si potesse far niente, con quel fighetto da bar di Montella ad un passo dalle lacrime isteriche, ha studiato la situazione, ha detto “ci penso io” e da buon Gennaro Aggiustatutto ha preso gli attrezzi del mestiere ed ha effettivamente aggiustato tutto.
Ha preso una squadra senza capo né coda, ci ha infilato dentro il braccio fin quasi all’ascella e l’ha rivoltata come un calzino, dandole un senso.
Che in fondo è un po’ quello che faceva anche quando giocava.
Il centrocampo non girava? Lui apriva la valvola dei polmoni e cominciava a correre per tre.
Un attaccante avversario faceva lo screanzato e pensava di andare in porta con la palla? Una bella martellata ad altezza caviglia e via il problema alla radice.
Gattuso è nato per questo.
E’ l’eroe che non ti aspetti, quello che nei film di avventura alla fine risolve sempre tutti i problemi al protagonista (e nei porno gli tromba la moglie, ma questa è un’altra storia). Quello che all’inizio sembra un semplice comprimario, ma se ci pensi ti rendi conto che tiene insieme tutti i pezzi di una storia sgangherata.
Immaginate Star Wars senza R2-D2.
Ora immaginate il Milan degli ultimi 20 anni senza Gattuso.
(Non c’è bisogno di sforzarsi, basta pensare a cos’è successo negli ultimi anni).
Ecco.

Once were warriors

Stendo un velo pietoso sull’orario. 

Stendo un velo pietoso sul fatto che i nostri eroi siano riusciti a trovarsi sotto 2-0 in una partita in cui avevano subito solo due tiri e sprecato una mezza dozzina di occasioni.
Stendo un velo pietoso sul fatto che in pratica il derby lo abbiano giocato in 10 contro 11, visto l’apporto nullo di Bacca.

Stendo un velo pietoso sul fatto che in un finale giocato con 4 attaccanti (secondo gli scemi di Sky addirittura 4 punte) i gol li hanno segnati i due difensori centrali.

A furia di stendere veli pietosi rischio che mi venga il gomito della lavandaia, per cui mi fermo qui.

Ma ragazzi, diciamocelo, per l’ennesima volta: che carattere hanno. Anche se manca molto di tutto il resto, questo MIlan è fatto da giocatori con grappoli di testicoli che non mollano mai.

Gente che nuoce gravemente alle nostre coronarie. Ma comunque meglio che gli scorsi anni.

E poi togliere la vittoria a quella gentaglia al 97°, dopo almeno 20 minuti in cui non hanno fatto niente altro che perdere tempo, non ha prezzo.