2021

Credo di aver già scritto quello che sto per scrivere.
Anzi, sono quasi certo di aver scritto più o meno la stessa cosa anche l’anno scorso, e forse pure quello prima (lo so, basterebbe dare un’occhiata negli archivi del blog per scoprirlo, ma sono pigro).
Non credo che il semplice passaggio dal un numero all’altro abbia chissà quali effetti. Si tratta solo di una convenzione per contare il tempo che passa, lo chiamiamo 2021, potremmo chiamarlo 31037. Potremmo far iniziare l’anno in un qualunque altro giorno, potremmo cambiare i nomi ai mesi e ai giorni, non cambierebbe molto.
Ci piace contare e rendere riconoscibili le rotazioni del nostro pianeta intorno al proprio asse, e i giri che compie intorno al suo sole. Che poi chiamiamo tutti questi giri in un modo o nell’altro non fa differenza su quello che ci capita mentre ci viviamo sopra.
Detto questo, dato che è comunque una convenzione socialmente non disdicevole quella di cogliere questa occasione per fare auguri e buoni propositi, ecco qua:
Auguro a tutti un prossimo giro intorno al sole migliore di quello passato.
Per conto mio, faccio il buon proposito di riavere i capelli lunghi biondi e folti come quando avevo 20 anni.

AbNOrmal boccaloni

Complottisti.
Ce n’è per tutti i gusti, a partire dagli sciachimisti fino ai rettilianisti, passando per i Qanon e i terrapiattisti.
Che poi, più che complottisti li chiamerei boccaloni, data la loro propensione a mandare giù come fosse caviale qualunque cagata.
Gente disposta a credere a qualunque puttanata ce n’è sempre stata, ma una volta, prima di internet e degli smartphone, la diffusione di certe strampalate teorie (all’epoca si chiamavano leggende metropolitane) era molto più lenta. Ora qualunque informazione, vera o falsa, viaggia a velocità della luce.

Mi sono sempre chiesto cosa portasse certa gente a credere a questo coacervo di idiozie, che spesso si sovrappongono, si intrecciano ed in alcuni casi si contraddicono.
Alla fine mi sono convinto che sia per la ricerca di una qualche forma di autogratificazione. L’idea di essere tra i pochi che conoscono la verità segreta (in cui di segreto non c’è niente, visto che basta una ricerca di poche parole per trovare di tutto e di più) in qualche modo ti fa pensare di essere superiore rispetto alla massa di pecoroni che non si informano e, soprattutto, non credono. Per alcuni è uno stimolo talmente forte che li porta a sospendere qualunque forma di giudizio critico.
Aggiungiamo anche una certa dose di analfabetismo funzionale, definizione che mi piace poco ma calza, ed il gioco è fatto.

Ben diverso è il discorso su chi queste teorie le inventa e le diffonde. Si parte da una buona base di mitomania, certamente, ma poi la storia (anch’essa ben documentata on-line) dimostra che spesso si tratta di veri e propri criminali che tentano di lucrare sulla dabbenaggine della gente. Sia in termini economici che di puro e semplice consenso, anche politico (non a caso c’è chi più o meno velatamente cavalca queste teorie).

Ci sono i complottismi (neologismo? ai posteri l’ardua sentenza) che sembrano tutto sommato innocui, rettiliani, sciachimisti, terrapiattisti. In apparenza quelli che ci credono possono fare del male solo alle proprie finanze ed alla propria immagine, e ci sono quelli, tipo i NO-Vax o i no_covid, che sono pericolosi anche per gli altri.
Se può sembrare folkloristica la teoria secondo cui da 40 anni una élite di illuminati cattivi (a seconda della versione possono essere i Bildemberg, i rettiliani o salcazzo) dediti alla conquista del mondo usa i voli di linea per spruzzare cose nel cielo per sterminare la popolazione mondiale, 40 anni in cui la popolazione mondiale è raddoppiata (ditemi voi se questo non è il piano di sterminio segreto peggio riuscito della storia), un po’ meno lo è diffondere storie che convincono la gente a tenere comportamenti che contribuiscono alla diffusione di una pandemia, o che possono istigare alla violenza.
Anche perché purtroppo chi comincia a credere ad una di queste teorie, molto spesso tende ad abboccare anche alle altre.
In realtà non esistono teorie del complotto del tutto innocue.

Un altro tratto comune a tutti ‘sti boccaloni è di essere impermeabili a qualunque tentativo di farli ragionare per farli smettere di leggere e diffondere cagate, per il bene loro e degli altri.
Ho detto cagate? Rincaro la dose: enormi, sesquipedali cagate.
Credere a certe stronzate non fa di loro degli illuminati (nel senso di gente che ha visto la luce) che si ergono sulla massa dei cretini. Fa di loro dei cretini che si ergono sulla massa della loro ignoranza.
Si sentono eroi, sono imbecilli suggestionabili, che di fronte a una realtà che con capiscono a pieno (è la vita, uguale per tutti), o che li spaventa, preferiscono costruirsi un film con una versione semplificata dei fatti, in cui fanno la parte dell’eroe.
Una volta che si comincia a nuotare nel mare delle cazzate, si rischia di annegarci.

Quindi, che facciamo?
Premesso che il TSO di massa è impraticabile, e dato che sappiamo che è quasi impossibile convincerli di essersi sbagliati, penso che la cosa migliore da fare con questi poveracci sia isolarli, dare loro la minore visibilità possibile, lasciarli nel loro brodo mettendoli nella condizione di nuocere il meno possibile. Applicare dunque il classico trattamento da scemo del villaggio.

The N word, the F word and all the other words

Disclaimer: in questo post di essere politically correct semplicemente me ne fotto.
Estote parati.

Io sono nato negli anni ’70 e cresciuto negli ’80, in una frazione periferica di un comune periferico di quella che allora era la provincia di Milano e adesso, senza nessun motivo reale, è diventata provincia di Monza e Brianza.
Un posto, per capirsi, in cui senza gli immigrati dal veneto e dal sud Italia gli abitanti sarebbero stati poche centinaia, invece erano circa 15.000.
Questo giusto per dare un contesto.

Ai tempi, almeno lì, non esistevano la N word, né la F word, né altro.
Eravamo tutti più barbari, probabilmente, ma le parole socialmente proibite erano ben poche, e se ce n’erano non lo sapevamo. Per cui le dicevamo un po’ tutte, alla bisogna.
Perché anche se mio padre mi ha sempre insegnato (a me e ai miei fratelli) a non usare parolacce, quando capitava di litigare con qualcuno mica ci si poteva limitare a uno sguardo corrucciato. Bisognava insultare, e colpire duro. Lo stesso valeva ovviamente quando partiva lo sfottò con gli amici. La differenza era nel finale.
Posso dire che la famosa parola con la N veniva usata molto poco non per una particolare coscienza sociale, ma per la mancanza di persone cui rivolgerla. Era molto più facile che partisse la parola con la T (terrone), da sola in caso di sfottò, accompagnata da un di merda in caso di lite.
C’era una sola regola, un solo tabù: mai toccare la mamma. Quello era il limite che faceva passare automaticamente dalla schermaglia verbale alla rissa.
Non importava chi fosse, ma se qualcuno ti avesse insultato la mamma, fosse stato anche un energumeno peloso alto due metri e largo uguale, avevi l’obbligo morale di saltargli addosso per difendere l’onore di famiglia.

Ai tempi delle medie (primi anni ’80) queste discussioni tra gentlemen erano frequenti all’uscita da scuola e normalmente non avevano bisogno di un vero motivo. Funzionava più o meno così:
Ehi tu, che cazzo ti guardi?
Eh? Che cazzo vuoi, non guardavo te.
Andiamo di là (di là era dall’altra parte della strada, fuori dalla pertinenza della scuola)
Che cazzo vuoi, vai a casa che ti faccio male (attraversando la strada e consegnando lo zaino a un amico)
(A questo punto si formava un crocchio con gli amici a cerchio intorno ai due contendenti, che in mezzo facevano partire l’escalation)
Secchione (insulto riservato a chi aveva più di un paio di sufficienze in qualche materia)
Terrone (non c’era un equivalente per i veneti, per cui a questo punto si passava a toccare altri argomenti)
Ciccione (il body shaming era ancora da inventare)
Ricchione (le rime venivano spintanee, anche perché il lessico era quello che era)
Culattone (rilanciare lo stesso concetto con altre parole era concesso)
Vaffanculo (alle elementari la risposta sarebbe stata “vacci tu con tre tappi nel culo“, ma alle medie eravamo troppo grandi per cui ci si limitava a rilanciare)
Vacci tu, (aggiungere epiteto a caso tra quelli già usati) (da notare che nessuno diceva mai pirla, perché di milanesi doc non ce n’erano)
Figlio di putta…
NON TOCCARE MIA MADRE ! SBAM!
In genere la rissa vera e propria durava pochi secondi. Ci si rotolava un po’ per terra, senza quasi riuscire a colpirsi, poi intervenivano gli amici a separare i contendenti.
In alcuni casi, ma non sempre, arrivava la chiamata ai rinforzi:
non finisce qui, chiamo a mio cugino (si diceva davvero così)
chiamalo chiamalo, io chiamo a M. (M era un noto vicino di casa e amico la cui fama era diffusa; bastava nominarlo per mettere a tacere qualsiasi cugino) (che poi adesso mi chiedo, in mancanza di cellulari o anche solo di un cugino-segnale o di un M.-segnale, come cacchio avremmo fatto a chiamare chicchessia confidando in un rapido intervento, ma tant’è).
Ci si lasciava con la promessa di un secondo round molto più sanguinoso per il giorno successivo, ma stranamente non succedeva quasi mai.

In realtà tutto questo racconto mi serviva per dare lo spunto ad una riflessione più seria, che è quella sul linguaggio e su come si sta evolvendo in questi tempi.
Sono passati quasi 40 anni da quei tempi e trovo che l’attenzione a quello che si dice, e a come lo si dice, non possa che essere considerata un miglioramento.
Sarà che forse mi illudo di essere migliorato, un po’, anche io.
Non mi sognerei neppure, in caso di discussione con qualcuno, di apostrofarlo con insulti del genere descritto prima (ma soprattutto cerco di evitare le liti, per quanto possibile, e compatibilmente con il mio carattere).
Alcune di quelle espressioni però mi capita ancora di utilizzarle, (anche parafrasandole a volte) in contesti scherzosi e rivolgendomi a persone che so che comprendono l’intento ironico dietro alle mie parole. Per cui mi è successo di dare del terrone a un amico, o del ciccione a un altro (su questo sono inattaccabile, perché nessuno può accusarmi di essere un mingherlino invidioso).
Cerco sempre di stare attento, perché conosco il peso delle parole, ma ci sono contesti in cui le parole hanno peso diverso E ci sono contesti in cui non c’è nulla di male.
Ogni tanto però mi pare che si stia esagerando, e che si corra il rischio di spostare il problema dall’intenzione alla parola, ignorando tutto il resto, soprattutto il contesto.
Per assurdo (e un po’ trovo che lo sia) nei miei post non potrei rivolgermi ai miei 5 lettori (peraltro è una citazione manzoniana), perché questa semplice espressione potrebbe essere accusata di essere sessista, né risolverei la situazione rivolgendomi a lettrici e lettori.
Dovrei usare una formula neutra, magari abbondando con gli asterischi, riferendomi a*** mi** 5 lett*****, in modo da essere sicuro di non escludere nessuno nell’universo. Se non fosse che il mio senso del ridicolo me lo impedisce.
Il linguaggio deve essere usato con attenzione, sono d’accordo, ma un minimo di attenzione anche al contesto ci vuole, altrimenti si rischia, a furia di cercare di evitare trappole e scivolate anche dove non ci sono, di non essere più in grado di comunicare.
E’ ovvio che se in un post sul mio blog mi rivolgo ai miei 5 lettori, non sto pensando solo a lettori maschi bianche etero, anche perché non ho la minima idea (eccetto per chi lascia ogni tanto un commento) di chi o cosa possano essere.
Non sto discriminando nessuno e non ho intenzione di farlo.
Nessuno dovrebbe sentirsi offeso, a meno che io non intenda davvero offendere qualcuno (ma in quel caso sarei decisamente più esplicito).

Quei memini un po’ cretini

Tira aria di lockdown e puntuali come le invocazioni ai Santi quando suona la sveglia rispuntano le catene di Sant’Antonio (ma adesso si chiamano meme) che invitano a salvare i piccoli negozi e i produttori italiani boicottando Amazon (chissà perché invece Ebay è a posto), o i supermercati di proprietà francese, tedesca, slovacca (questo l’ho messo perché mi fa sorridere), o i prodotti di origine francese, cinese, tedesca, americana, slovacca (già sapete) etc.

A parte che questa idea vagamente fascistoide di ricreare l’autarchia è una cretinata fuori tempo, soprattutto in un periodo in cui con un semplice click su una app possiamo acquistare quasi qualunque cosa da quasi qualunque parte del mondo, e quasi sicuramente quello che acquisteremo non è stato prodotto interamente nello stesso posto da cui lo acquistate, o anche solo con materie prime tutte provenienti da lì.
Ci terrei però a fare qualche osservazione, ben sapendo che probabilmente cadrà nel vuoto mentale di chi abbocca a slogan come “prima gli italiani” e “non ce n’è coviddi”.

  1. I più grandi nemici dei piccoli negozietti non sono Amazon o Ebay, ma i centri commerciali e i supermercati, anche quelli italiani.
  2. Tutte, e sottolineo, tutte le grandi catene di supermercati in Italia fanno consegne a domicilio, come e più di Amazon.
  3. Amazon, in Italia, dà lavoro a tanti italiani (e non, ovviamente). Se dovesse andare in crisi, sarebbe un problema per molte famiglie italiane. Peraltro Amazon è utilizzato anche come canale di vendita da tanti commercianti, grandi e piccoli, italiani.
  4. La grande distribuzione idem. Che ve lo dico a fare.
  5. Per non parlare dei negozi, alcuni anche piccoli, che vendono prodotti non italiani.
  6. lo smartphone con cui vengono fatti girare questi meme è stato prodotto, molto probabilmente, in Cina.
  7. Vogliamo parlare della vostra prossima Playstation o Xbox?

Mozione Biden

Ai compagni che festeggiano la vittoria elettorale di Joe Biden ricordo che per quanto rispetto ai canoni politici statunitensi lui possa essere catalogato a sinistra, in realtà rispetto ai nostri canoni sarebbe un po’ più a destra di un Ciriaco De Mita, per chi se lo ricorda.
Se non vi ricordate Ciriaco, o siete troppo giovani, studiate.

Poi non dite che nessuno vi ha avvisato.

E comunque sì, resta una gran bella notizia.

Su Coviddu

Lo scorso agosto sono andato in Sardegna.
Sono stato 19 giorni in Sardegna.
Sono tornato, vivo, dalla Sardegna per raccontarlo.

In questo periodo la Sardegna è stata descritta in continente come una specie di zombieland del virus.
Mi sento di commentare soavemente che sono state dette e scritte un mare di cazzate.

Non esiste un‘emergenza Sardegna. Non esiste semplicemente perché il problema non è localizzato in un luogo specifico, è dentro di voi. Voi che pensate che non c’è più alcun rischio, voi che vi credete al sicuro perché il peggio è passato, voi che semplicemente non sapete indossare una mascherina.

Sono stato in posto bellissimi, in cui mi sono rifatto gli occhi e i polmoni (sa com’è, signora mia, l’aria di Milano è quella che è).
Ho trovato gente che sapeva come si usa una mascherina e gente che non lo sapeva. Dai secondi mi sono tenuto a distanza.
Immagino che in questo sia stato facilitato dal fatto che non frequento una discoteca dagli anni ‘90, e che neppure allora fossi un grande appassionato.
Ho frequentato spiagge e posti bellissimi, in cui c’era spazio a sufficienza per mantenere il distanziamento (agevolo foto illustrativa), ed ho evitato spiagge e altri posti altrettanto belli in cui c’era troppa gente tutta ammassata. It’s easy, if you want you can.

Spiaggia bellissima con distanziamento garantito

Detto questo, beccatevi l’ennesimo spiegone sulle mascherine, a cosa servono e come si usano.
Se siete di quelli che credono che il Covid-19 sia un complotto, le mascherine una museruola, il 5G un arma di distruzione di massa, e via dicendo in un abisso di cazzate da cui non posso e non voglio tentare di salvarvi, smettete pure di leggere. Questo post non fa per voi. Non siete abbastanza intelligenti.
È una cosa con cui dovrete imparare a convivere.

Dicevamo, le mascherine.
Le ormai note FFP2 e FFP3 proteggono chi le indossa. Se usate correttamente.
Le FFP3 più delle FFP2.
Ma sono dei DPI, Dispositivi di Protezione Individuali, ossia strumenti certificati per proteggere i lavoratori. Fanno parte di quelli che il testo unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro (il famoso Dlgs 81\08) definisce DPI di III categoria, quelli che più semplicisticamente vengono chiamati DPI salvavita.
Il loro utilizzo sul lavoro richiede specifica formazione e addestramento. Se no, non ci puoi lavorare.
Lo stesso vale per le KN95, che anche se non sono certificate secondo le norme europee, funzionano allo stesso modo.
L’uso di questi strumenti senza la corretta formazione e il corretto addestramento può renderli non solo inutili, ma anche dannosi.
Per questo, oltre al fatto che se ne trovano poche, sarebbe meglio lasciare che le utilizzino soprattutto il lavoratori che più ne hanno bisogno, in particolare gli operatori sanitari.
Un’altra cosa: in commercio si trovano mascherine con la valvola e mascherine senza la valvola. Se indossate correttamente, (devono aderire perfettamente al volto, per cui se avete la barba scordatevele) proteggono chi le indossa allo stesso modo, ma quelle con la valvola facilitano la respirazione, perché la valvola filtra l’aria in entrata e non quella in uscita. Morale, riducono la probabilità che vi prendiate il virus, ma non fanno nulla per impedire che voi spargiate il vostri sputazzi ovunque. Non a caso vengono definite maschere egoiste.

Passiamo alle altre mascherine. Quelle che dovremmo indossare tutti quando necessario (quando si entra in un ambiente chiuso, affollato, e comunque in ogni situazione in cui non è possibile mantenere il distanziamento).
Avete presente quali sono?
Le mascherine chirurgiche, quelle azzurrine, ma ci sono anche altre varianti di colore, e vanno bene anche quelle d’artista (come quella della foto sotto), coi disegnini, lo stemma della vostra squadra del cuore, i colori della bandiera, etc. (Purché non siano fatte all’uncinetto dalla nonna con tutti i buchini larghi per respirare meglio).
Non vi proteggono dal virus, ma se usate correttamente evitano che voi spargiate i vostri sputazzi.
E quindi aiutano ad impedire la diffusione del virus.
Ecco, queste sono definite mascherine altruiste.

Nessun blogger molto fashion è stato maltrattato per scattare questa foto.

Le mascherine altruiste funzionano così: se ci troviamo in uno spazio chiuso, a meno di un metro di distanza, o anche all’aperto, in condizione di possibile assembramento, e entrambi possediamo la mascherina, entrambi evitiamo di sputazzarci a vicenda.
Io in qualche modo proteggo te e tu in qualche modo proteggi me.
Si potrebbe quasi dire che siamo amici. Anche se non ci conosciamo.
Se invece nelle condizioni di cui sopra io indosso correttamente la mascherina (coprendo anche il naso, cazzo!) e tu no, non siamo più tanto amici, perché io sto proteggendo te e tu invece te ne sbatti e mi sputi addosso tutto quello che hai dentro.

Concludendo: se ci incrociamo e tu non hai la mascherina, o hai la mascherina ma lasci fuori il naso, o la tieni sotto il mento, o appesa a un orecchio, al gomito, in tasca, nel budello di tu ma’ (Cit.), io potrei sentirmi autorizzato a invitarti, anche se non ti conosco, a mantenere la giusta distanza da me.
Magari con l’ausilio di un bastone nodoso.

Duri i banchi

Non sono un esperto, né un ministro, viceministro o sottosegretario, per cui mi sento titolato anche io a esprimere la mia pacata opinione:

i banchi con le rotelline sono una cagata pazzesca.

Se vuoi costringere dei ragazzini a mantenere il distanziamento in classe, i banchi e, soprattutto, le sedie li devi inchiodare al pavimento. Altro che rotelline.

Stare alla casa (cronache della fase 2) #1

Vicino a casa mia c’è un’area verde. Con un po’ di alberi e qualche panchina. Diciamo che dal mio balcone si gode di una bella vista, non comune in questa zona di Milano.

Nell’area verde c’è un bel prato grande, che nelle ultime settimane è diventato quasi stabilmente un’area cani non recintata. C’è anche un’area cani vera, recintata. Ma i padroni di cani preferiscono far correre (e altro) i loro cani dall’altra parte, che è più spaziosa e probabilmente un po’ più pulita (temo che la maggior parte dei padroni di cani intendano l’area recintata come una specie di cesso, in cui non è necessario raccogliere le deiezioni) (non che poi tutti raccolgano i prodotti dei loro simpatici amici anche nelle altre zone, ma almeno è più spazioso).

L’area verde è circondata da un ovale che sembra una pista di atletica. Dove la gente corre o cammina. Poi ancora un po’ di verde, e un’altra pista più grande sterrata, dove altra gente corre o cammina. e dove, fino a ieri, passavano i vigili in macchina per dire alla gente di smettere di correre.

La gente, fino a ieri, quando passavano i vigili andava via. Ma poi appena andavano via i vigili, tornava a correre, o camminare, o sedersi sulle panchine e in generale a farsi i fatti suoi.

Già ieri pomeriggio tutta l’area verde era piena di gente, adulti che correvano, passeggiavano, chiacchieravano, in piedi o seduti sulle panchine, alcuni con la mascherina e altri no, e bambini che giocavano, anche nel grande prato utilizzato di recente come area cani estesa. Come in una normale domenica assolata di maggio. Come se non solo avessero anticipato la fase 2, ma anche la fasi 3,4,5.

Come se fossimo in un maggio normale.

Anche stamattina nella pista c’è gente che corre. Chi con la mascherina, chi senza. E qualcuno col cane, o col passeggino. Qualcuno con la mascherina, qualcuno senza.

In sottofondo rumori di traffico, decisamente aumentati rispetto alla scorsa settimana, e ogni tanto la sirena di un ambulanza.

Io penso che continuerò a stare in casa il più possibile, uscendo solo per motivi di reale necessità. Tra i quali non rientra la passeggiata sotto casa, nell’area cani estesa.

Una serie di proposte serie per uscire da qualunque crisi

Warinig: questo post potrebbe venire aggiornato man mano che mi vengono in mente nuove geniali soluzioni. Oppure no.

(La Russa)
In cambio della trasformazione del 25 aprile in una festa del cazzo che non offenda i poveri fascisti (che, porelli, ci rimangono male ogni anno a vedere un’intera nazione che festeggia la liberazione dai loro idoli e ideali), trasformiamo anche il 25 dicembre in una festa di tutte le religioni e anche di quelli che non credono in nessuna religione.

(Immuni)
Invece che limitare la mobilità di chi non usa la app su base volontaria, incentiviamone l’uso trasformandola in Immuni-go. Attribuiamo punteggi positivi per ogni contatto con una persona sana e ovviamente punteggi negativi (a scalare) se si entra in contatto con un contagiato, o un malato, o addirittura un morto.
A fine anno premi in mascherine.

(La fase 2)
La fase 2 scatterà nella notte tra il 3 e il 4 maggio, esattamente alle 2,22.
Ci si potrà spostare ovunque, indossando mascherina, guanti e preservativo, solo se muniti di giustificativo firmato dai genitori.
So già cosa state per chiedere: le donne a casa, a fare il pane. Rimettiamo le cose al loro posto.

(La serie A, la serie B)
Riapriamo i campionati, ma rigorosamente a porte chiuse e con marcature a distanza di sicurezza (2 metri, che non si sa mai).
Chi infrange la distanza minima sarà espulso immediatamente e messo in quarantena.
Rimane per i giocatori l’obbligo di indossare mascherina, guanti e preservativo.

Stare alla casa (cronache di una quarantena annunciata) #5

Siamo a fine marzo e sembra di essere a novembre. Ma non uno di quei giorni di novembre in cui sembra di essere in una seconda primavera.
Un giorno di novembre di quelli brutti, neri, grigi, tristi, umidi.
Siamo a fine marzo e fuori ci sono 8 gradi centigradi. Alle due del pomeriggio.


(Fascistelli da riporto)
Credo di aver già manifestato la mia idiosincrasia per i vari slogan di impostazione autarchico-fascistoide sul tema del io compro italiano, etc. etc.
Adesso gira un elenco di catene di supermercati, in cui vengono distinti quelli di proprietà italiana da quelli tedeschi e francesi (con un errore, una delle catene di supermercati francesi è stata recentemente acquistata una catena italiana, ma da gente che inneggia a quello là che è stato appeso in piazzale Loreto non si può chiedere di distinguere il passato dal presente). Non può mancare il solito slogan “io compro italiano”.
La risposta dovrebbe essere il solito, liberatorio, eterno sticazzi.
Ma non è così. C’è gente, purtroppo anche gente che normalmente non dà segnali di demenza fascistoide, che trova degne di essere diffuse questa cavolate.
E allora io chiedo: ma in questi supermercati non italiani, in Italia, vengono venduti prodotti italiani? Sì, direi di sì. Per cui di cosa state parlando?
Esattamente come nei supermercati di proprietà italiana vengono venduti tanti prodotti non italiani. Quindi, ma di cosa cazzo state parlando?
Per questi fenomeni, se io compro una birra belga in un supermercato italiano, sto comprando italiano, mentre se compro un pacco di pasta in un supermercato francese, no?
O a breve arriverà una seconda lista con l’elenco dei prodotti che possono essere acquistati per sentirsi veramente e fieramente camerati italiani?
E poi, nelle filiali di questi supermercati, in Italia, lavorano anche dipendenti italiani? Sì, direi di sì. Anzi, soprattutto italiani. E sono tanti.
E se i dipendenti italiani di questi supermercati dovessero perdere il lavoro per colpa di questi quattro fascistelli da social network, che pensano solo a creare un facile nemico cui dare la colpa di tutto, sarebbero autorizzati poi ad andare a cercarli uno a uno per appenderli per i piedi?
(Come si dice, chiedo per un amico. Io non ho intenzione di appendere nessuno, tanto meno per i piedi).
No, non lo sarebbero, perché finché questi fascistelli da riporto saranno una minoranza, noi continueremo a essere una democrazia.