Colors

La zona arancione rafforzata mi fa pensare al caffè corretto.
Io capisco che c’è sempre qualcuno cui bisogna lisciare il pelo, ma se sono stati definiti 3 colori, a prescindere da quanto siano fondati i meno i criteri di scelta, a cosa serve poi andare a cercare 50 sfumature di arancione per non passare in zona rossa?
(Per i meno acuti, è una domanda retorica).
Sei in zona gialla? Bene.
Le cose peggiorano? Zona arancione.
Peggiorano ancora? Rossa.
Non che questo mi piaccia, ovvio.
Ma non ne usciremo inventando ogni volta un nuovo modo per piegare le regole che ci siamo appena dati.

Ne usciremo quando saremo riusciti a vaccinare abbastanza persone da creare la famosa immunità di gregge, questo lo sanno ormai tutti.

Su ieri sera

Ieri sera sono successe due cose interessanti ed una storica. A voi la scelta su quale sia l’una e quali le altre. Insomma, ci siamo capiti.

In ordine di tempo, la prima è il pareggio del Milan in Europa league, contro una squadra di livello decisamente scarso, con due gol annullati, un gol preso al 93° alla fine di un azione il cui la quaterna arbitrale stava già pensando alla birrata post-partita, giocando in modo preoccupantemente insulso per qualità ed intensità.
Possiamo cercare scuse nel fatto che, per l’ennesima volta, la formazione era abbondantemente rimaneggiata, e che qualcuno avrà avuto ancora da smaltire le scorie mentali della figuraccia rimediata sabato contro lo Spezia, ma si tratta comunque di scuse.
La Stella Rossa vista ieri correva la metà dello Spezia di sabato, eppure siamo riusciti a segnare due gol solo grazie a un autogol e a un rigore. E a regalare loro la speranza di passare il turno con un pareggio nel finale che francamente non ci voleva.

La seconda, decisamente migliore, è l’ennesima vittoria in Euroleague dell’Olimpia Milano, che quest’anno sta facendo una stagione veramente straordinaria.
Lo so, negli ultimi anni sull’Olimpia ho scritto pochissimo rispetto al passato. Un po’ per scaramanzia, un po’ per pigrizia. Ma ho sempre e comunque seguito la squadra, andando spesso, quando si poteva, a vederla al Forum, e quella di quest’anno è veramente una corazzata.

La terza è l’atterraggio di Perseverance su Marte. E su questo, veramente, c’è poco da dire.
Ho una certa, molte cose che adesso sono comuni, fanno parte di quello che quando avevo l’età di mia figlia (primi anni ’80, per intendersi), si vedevano solo nei telefilm di fantascienza. Basti pensare a cosa si può fare oggi con uno smartphone.
Magari quando mia figlia avrà l’età che ho io adesso i viaggi spaziali saranno un’esperienza più comune. E se sarà così, un tassello del progresso che avrà portato a quel punto è stato piantato ieri sera.

Tutti insieme appassionatamente

Quindi a parte mia nonna, che ha il legittimo impedimento di essere morta da anni, e Giorgia Meloni, che ha il problema di essere nostalgica di un periodo in cui lei non si sarebbe neppure potuta sognare di fare politica, tutti, ma proprio tutti tutti tutti, appoggeranno il Governo Draghi.

Che strano effetto fa l’odore dei soldi.

Meno male che c’è Settore

Aspettavo il post di Settore, stimato blogger di fede ostinatamente sbagliata, perché come al solito si dimostra intelligente oltre lo standard del tifoso medio (a prescindere dalla squadra). Anche stavolta, sulla lite tra Ibrahimovic e Lukaku di ieri sera, non mi ha deluso, per cui adesso faccio una cosa che fa molto vecchia blogosfera: vi metto il link a un post di un altro blog, invitandovi a leggerlo.
Settore: lo zingaro e il ne**o.

(Avete notato che se scrivete zingaro, termine usato comunemente in senso molto dispregiativo, nessuno dice niente, mentre la parola con la n, anche se usata solo a scopo di riferimento, è diventata un tabù proprio perché usata generalmente in senso dispregiativo?
Ma questo, cari miei, è un altro discorso).

Capita però che anche ai migliori di debba, o si possa, fare un appunto. Trovo poco interessante, tra tutte le altre cose, il dibattito su chi ha iniziato. Se due bambini litigano, li si separa e li si mette in castigo entrambi, a prescindere da chi ha cominciato, e basta.
Ma se vogliamo entrare nello specifico, Ibra non ha iniziato, ha buttato (da stronzo, perché le cose ogni tanto vanno chiamate col loro nome) un secchio di benzina su un fuoco già acceso. E ovviamente l’incendio non ci ha messo molto a divampare.

Detto questo, caro Settore, ti copio pure il finale, a spregio, ma migliorandolo.
Ci stiamo preoccupando un po’ troppo di due energumeni senza problemi economici che si sono fatti una litigata tipo campetto, tirando in ballo madri e mogli (no dico, dov’è la novità?). Torniamo alle cose serie, forza Milan, Inter e Juve merda.

La crisi

C’era bisogno di questa crisi?
Come come ne usciamo?
Che tipo di governo avremo?
E soprattutto, che ce ne facciamo della rumenta?
Per voi, in esclusiva, i miei commenti e le mie risposte.

  1. No, non credo che ci fosse bisogno di una crisi di governo in questo momento. Ma non è mai il momento giusto, e, per un paese in cui i governi hanno una durata media di un anno e mezzo circa, lo è sempre.
    Renzi evidentemente è convinto che sia un buon modo per uscire dalla sua attuale irrilevanza politica. Irrilevanza cui si è condannato da solo, con le sue mani, facendo scelte più che discutibili dettate dalla presunzione di essere quello che non è.
    Intendiamoci, non è che tutte le cose che contesta al governo siano campate per aria, ma è anche una questione di tempi e modi.
    Mi piace pensare che per esempio questo sia il momento giusto e un buon modo per fargli fare la stessa fine di quell’altro Matteo, che ha fatto la stessa pensata poco più di un anno fa. Fuori dal governo, fuori da tutto, in giro per sagre a fare selfie..
    E che sia l’occasione buona per fare lo stesso anche con Giuseppi Conte, che se non altro un lavoro prima ce l’aveva.
  2. Non ne ho idea.
    Ma volendo essere ottimista, mi piace pensare anche che questa potrebbe essere l’occasione per liberarci di alcuni ministri o sottosegretari che si sono ritrovati a posare il culo su una poltrona avendo come unico requisito quello di possederne uno (se state pensando all’attuale ministro dell’istruzione siete dei maligni e io mi dissocio, anche da me stesso).
    Non penso che andremo a votare, per due motivi: il primo è che c’è ancora in sospeso quella questioncina da niente della nuova legge elettorale. Il secondo è che un terzo degli attuali parlamentari sanno che perderebbero inevitabilmente il posto (e questo vale per tutti i partiti, anche se alcuni ne perderanno di più e altri di meno).
  3. Comunque vada, avremo un governo debole e sempre sotto ricatto, nel quale i 5stelle avranno sempre e comunque un ruolo non secondario. Per cui nulla di nuovo sotto il cielo. Difficilmente sarà presieduto dal buon Giuseppi, a meno che non sia riuscito a trovare qualcuno che glii faccia da stampella al Senato (ma per quanto, e a quali condizioni?), e questa non è necessariamente una brutta notizia.
    Difficilmente il portavoce del Presidente del Consiglio sarà lo stesso di adesso, e questa è un’altra buona notizia.
    Difficilmente la gran parte degli attuali ministri sarà riconfermata, e anche questa è un’altra buona notizia.
    (Ma sai che alla fine, quasi quasi, sto Renzi…).
  4. La rumenta, ossia i ministri e sottosegretari di cui sopra, potrebbero sfruttare l’occasione per cercarsi un lavoro, ammesso che siano in grado di farne uno (se state pensando all’attuale ministro degli esteri siete dei maligni e io mi dissocio, anche da me stesso).
    Vedi mai che con un nuovo governo ti finisce nella rumenta anche il supercommissario di tutto, avete presente chi è, quello delle sedie con le rtelle, e anche questa sarebbe una buona notizia.

Insomma, verrebbe quasi da dire che non tutte le crisi vengono per nuocere.

Ma il vero problema è, chi va al loro posto?
Dove sono nascosti tutti questi fenomeni che saprebbero gestire un paese in crisi, in piena pandemia, non voglio dire meglio, ma meno peggio di quanto fatto finora?
Cosa hanno fatto fino ad ora?
Cosa aspettano?
Non dite Salvini-Meloni che sono i primi a sapere che è molto meglio per loro lasciare che sia qualcun altro a smazzarsi questa situazione, sbraitando sui social che loro farebbero meglio senza fare una proposta accettabile che sia una.

AbNOrmal boccaloni

Complottisti.
Ce n’è per tutti i gusti, a partire dagli sciachimisti fino ai rettilianisti, passando per i Qanon e i terrapiattisti.
Che poi, più che complottisti li chiamerei boccaloni, data la loro propensione a mandare giù come fosse caviale qualunque cagata.
Gente disposta a credere a qualunque puttanata ce n’è sempre stata, ma una volta, prima di internet e degli smartphone, la diffusione di certe strampalate teorie (all’epoca si chiamavano leggende metropolitane) era molto più lenta. Ora qualunque informazione, vera o falsa, viaggia a velocità della luce.

Mi sono sempre chiesto cosa portasse certa gente a credere a questo coacervo di idiozie, che spesso si sovrappongono, si intrecciano ed in alcuni casi si contraddicono.
Alla fine mi sono convinto che sia per la ricerca di una qualche forma di autogratificazione. L’idea di essere tra i pochi che conoscono la verità segreta (in cui di segreto non c’è niente, visto che basta una ricerca di poche parole per trovare di tutto e di più) in qualche modo ti fa pensare di essere superiore rispetto alla massa di pecoroni che non si informano e, soprattutto, non credono. Per alcuni è uno stimolo talmente forte che li porta a sospendere qualunque forma di giudizio critico.
Aggiungiamo anche una certa dose di analfabetismo funzionale, definizione che mi piace poco ma calza, ed il gioco è fatto.

Ben diverso è il discorso su chi queste teorie le inventa e le diffonde. Si parte da una buona base di mitomania, certamente, ma poi la storia (anch’essa ben documentata on-line) dimostra che spesso si tratta di veri e propri criminali che tentano di lucrare sulla dabbenaggine della gente. Sia in termini economici che di puro e semplice consenso, anche politico (non a caso c’è chi più o meno velatamente cavalca queste teorie).

Ci sono i complottismi (neologismo? ai posteri l’ardua sentenza) che sembrano tutto sommato innocui, rettiliani, sciachimisti, terrapiattisti. In apparenza quelli che ci credono possono fare del male solo alle proprie finanze ed alla propria immagine, e ci sono quelli, tipo i NO-Vax o i no_covid, che sono pericolosi anche per gli altri.
Se può sembrare folkloristica la teoria secondo cui da 40 anni una élite di illuminati cattivi (a seconda della versione possono essere i Bildemberg, i rettiliani o salcazzo) dediti alla conquista del mondo usa i voli di linea per spruzzare cose nel cielo per sterminare la popolazione mondiale, 40 anni in cui la popolazione mondiale è raddoppiata (ditemi voi se questo non è il piano di sterminio segreto peggio riuscito della storia), un po’ meno lo è diffondere storie che convincono la gente a tenere comportamenti che contribuiscono alla diffusione di una pandemia, o che possono istigare alla violenza.
Anche perché purtroppo chi comincia a credere ad una di queste teorie, molto spesso tende ad abboccare anche alle altre.
In realtà non esistono teorie del complotto del tutto innocue.

Un altro tratto comune a tutti ‘sti boccaloni è di essere impermeabili a qualunque tentativo di farli ragionare per farli smettere di leggere e diffondere cagate, per il bene loro e degli altri.
Ho detto cagate? Rincaro la dose: enormi, sesquipedali cagate.
Credere a certe stronzate non fa di loro degli illuminati (nel senso di gente che ha visto la luce) che si ergono sulla massa dei cretini. Fa di loro dei cretini che si ergono sulla massa della loro ignoranza.
Si sentono eroi, sono imbecilli suggestionabili, che di fronte a una realtà che con capiscono a pieno (è la vita, uguale per tutti), o che li spaventa, preferiscono costruirsi un film con una versione semplificata dei fatti, in cui fanno la parte dell’eroe.
Una volta che si comincia a nuotare nel mare delle cazzate, si rischia di annegarci.

Quindi, che facciamo?
Premesso che il TSO di massa è impraticabile, e dato che sappiamo che è quasi impossibile convincerli di essersi sbagliati, penso che la cosa migliore da fare con questi poveracci sia isolarli, dare loro la minore visibilità possibile, lasciarli nel loro brodo mettendoli nella condizione di nuocere il meno possibile. Applicare dunque il classico trattamento da scemo del villaggio.

Salviamo le feste, per dopo

Allora, il natale 2020 lo spostiamo semplicemente a data da destinarsi.
Abbiamo rinviato gli europei di calcio, le olimpiadi, l’expo, direi che per una volta si può fare lo stesso senza grossi traumi con una festa pagana trasformata in festa cristiana.
Lo stesso vale, ovviamente, per il Capodanno e tutte le altre feste, laiche o religiose che siano.
Per evitare che la gente si confonda o ci rimanga male ho già la soluzione pronta. Facciamo come con l’ora legale, cambiamo le carte in tavola.
Si continua con il 2020, a oltranza, fino a quando non si risolve sto casino. E’ più semplice di quanto sembra. Invece che passare dal 31/12/2020 al 01/01/2021, si continua a contare. 31 dicembre, 32 dicembre, 33 dicembre, etc.
Potrebbe essere un problema per chi produce agende e calendari, ma anche per questo ho la soluzione: basta stamparli in bianco, con il solo giorno della settimana.
Quando poi la pandemia sarà risolta si potrà fare una grande festa, sarà ogni giorno natale (Cit.), e si potrà proclamare l’inizio del nuovo anno, riprendendo con la numerazione normale.

The N word, the F word and all the other words

Disclaimer: in questo post di essere politically correct semplicemente me ne fotto.
Estote parati.

Io sono nato negli anni ’70 e cresciuto negli ’80, in una frazione periferica di un comune periferico di quella che allora era la provincia di Milano e adesso, senza nessun motivo reale, è diventata provincia di Monza e Brianza.
Un posto, per capirsi, in cui senza gli immigrati dal veneto e dal sud Italia gli abitanti sarebbero stati poche centinaia, invece erano circa 15.000.
Questo giusto per dare un contesto.

Ai tempi, almeno lì, non esistevano la N word, né la F word, né altro.
Eravamo tutti più barbari, probabilmente, ma le parole socialmente proibite erano ben poche, e se ce n’erano non lo sapevamo. Per cui le dicevamo un po’ tutte, alla bisogna.
Perché anche se mio padre mi ha sempre insegnato (a me e ai miei fratelli) a non usare parolacce, quando capitava di litigare con qualcuno mica ci si poteva limitare a uno sguardo corrucciato. Bisognava insultare, e colpire duro. Lo stesso valeva ovviamente quando partiva lo sfottò con gli amici. La differenza era nel finale.
Posso dire che la famosa parola con la N veniva usata molto poco non per una particolare coscienza sociale, ma per la mancanza di persone cui rivolgerla. Era molto più facile che partisse la parola con la T (terrone), da sola in caso di sfottò, accompagnata da un di merda in caso di lite.
C’era una sola regola, un solo tabù: mai toccare la mamma. Quello era il limite che faceva passare automaticamente dalla schermaglia verbale alla rissa.
Non importava chi fosse, ma se qualcuno ti avesse insultato la mamma, fosse stato anche un energumeno peloso alto due metri e largo uguale, avevi l’obbligo morale di saltargli addosso per difendere l’onore di famiglia.

Ai tempi delle medie (primi anni ’80) queste discussioni tra gentlemen erano frequenti all’uscita da scuola e normalmente non avevano bisogno di un vero motivo. Funzionava più o meno così:
Ehi tu, che cazzo ti guardi?
Eh? Che cazzo vuoi, non guardavo te.
Andiamo di là (di là era dall’altra parte della strada, fuori dalla pertinenza della scuola)
Che cazzo vuoi, vai a casa che ti faccio male (attraversando la strada e consegnando lo zaino a un amico)
(A questo punto si formava un crocchio con gli amici a cerchio intorno ai due contendenti, che in mezzo facevano partire l’escalation)
Secchione (insulto riservato a chi aveva più di un paio di sufficienze in qualche materia)
Terrone (non c’era un equivalente per i veneti, per cui a questo punto si passava a toccare altri argomenti)
Ciccione (il body shaming era ancora da inventare)
Ricchione (le rime venivano spintanee, anche perché il lessico era quello che era)
Culattone (rilanciare lo stesso concetto con altre parole era concesso)
Vaffanculo (alle elementari la risposta sarebbe stata “vacci tu con tre tappi nel culo“, ma alle medie eravamo troppo grandi per cui ci si limitava a rilanciare)
Vacci tu, (aggiungere epiteto a caso tra quelli già usati) (da notare che nessuno diceva mai pirla, perché di milanesi doc non ce n’erano)
Figlio di putta…
NON TOCCARE MIA MADRE ! SBAM!
In genere la rissa vera e propria durava pochi secondi. Ci si rotolava un po’ per terra, senza quasi riuscire a colpirsi, poi intervenivano gli amici a separare i contendenti.
In alcuni casi, ma non sempre, arrivava la chiamata ai rinforzi:
non finisce qui, chiamo a mio cugino (si diceva davvero così)
chiamalo chiamalo, io chiamo a M. (M era un noto vicino di casa e amico la cui fama era diffusa; bastava nominarlo per mettere a tacere qualsiasi cugino) (che poi adesso mi chiedo, in mancanza di cellulari o anche solo di un cugino-segnale o di un M.-segnale, come cacchio avremmo fatto a chiamare chicchessia confidando in un rapido intervento, ma tant’è).
Ci si lasciava con la promessa di un secondo round molto più sanguinoso per il giorno successivo, ma stranamente non succedeva quasi mai.

In realtà tutto questo racconto mi serviva per dare lo spunto ad una riflessione più seria, che è quella sul linguaggio e su come si sta evolvendo in questi tempi.
Sono passati quasi 40 anni da quei tempi e trovo che l’attenzione a quello che si dice, e a come lo si dice, non possa che essere considerata un miglioramento.
Sarà che forse mi illudo di essere migliorato, un po’, anche io.
Non mi sognerei neppure, in caso di discussione con qualcuno, di apostrofarlo con insulti del genere descritto prima (ma soprattutto cerco di evitare le liti, per quanto possibile, e compatibilmente con il mio carattere).
Alcune di quelle espressioni però mi capita ancora di utilizzarle, (anche parafrasandole a volte) in contesti scherzosi e rivolgendomi a persone che so che comprendono l’intento ironico dietro alle mie parole. Per cui mi è successo di dare del terrone a un amico, o del ciccione a un altro (su questo sono inattaccabile, perché nessuno può accusarmi di essere un mingherlino invidioso).
Cerco sempre di stare attento, perché conosco il peso delle parole, ma ci sono contesti in cui le parole hanno peso diverso E ci sono contesti in cui non c’è nulla di male.
Ogni tanto però mi pare che si stia esagerando, e che si corra il rischio di spostare il problema dall’intenzione alla parola, ignorando tutto il resto, soprattutto il contesto.
Per assurdo (e un po’ trovo che lo sia) nei miei post non potrei rivolgermi ai miei 5 lettori (peraltro è una citazione manzoniana), perché questa semplice espressione potrebbe essere accusata di essere sessista, né risolverei la situazione rivolgendomi a lettrici e lettori.
Dovrei usare una formula neutra, magari abbondando con gli asterischi, riferendomi a*** mi** 5 lett*****, in modo da essere sicuro di non escludere nessuno nell’universo. Se non fosse che il mio senso del ridicolo me lo impedisce.
Il linguaggio deve essere usato con attenzione, sono d’accordo, ma un minimo di attenzione anche al contesto ci vuole, altrimenti si rischia, a furia di cercare di evitare trappole e scivolate anche dove non ci sono, di non essere più in grado di comunicare.
E’ ovvio che se in un post sul mio blog mi rivolgo ai miei 5 lettori, non sto pensando solo a lettori maschi bianche etero, anche perché non ho la minima idea (eccetto per chi lascia ogni tanto un commento) di chi o cosa possano essere.
Non sto discriminando nessuno e non ho intenzione di farlo.
Nessuno dovrebbe sentirsi offeso, a meno che io non intenda davvero offendere qualcuno (ma in quel caso sarei decisamente più esplicito).

Black Friday

In ordine sparso, in questi giorni sono stato molto vicino all’acquisto, su noto sito di e-commerce, di:
– una smerigliatrice
– un ceppo di coltelli da chef
– un set di coltelli da chef con la borsa da viaggio
– un clarinetto
– svariati metri di luci led da balcone
– 1 Kg di cioccolatini svizzeri
– una macchina fotografica reflex con obiettivo 28-140 mm
– una macchina fotografica mirrorles che costava il triplo della reflex della riga prima
– un set di colori acrilici per pittura su tela
– ventordici ebook con prezzi variabili d 0.00 a 2,99 euri (ne ho preso solo 9, ma resto abbastanza umile)
-una scorta di spazzolini elettrici per 8 mesi
– una Barbie vestita da principessa Leila

Il Black friday, qualunque cosa sia, è il male.
Ma se sei abbastanza povero e hai una casa abbastanza piccola, in cui non puoi nascondere niente, anche tu riesci a cavartela solo con un po’ di libri in formato elettronico.
Volendo si può far finta che ci sia una morale in tutta questa storia.