A proposito della seconda squadra di Milano

Scrivere un post su Marsiglia-Inter di ieri senza gongolare è come andare in bicicletta senza sellino.
È come grattarsi la schiena con una piuma.
È come bestemmiare senza nominare il nome di dio invano.
È come scrivere una lettera con una banana.
È come farsi una sega senza usare le mani.

Se volete provarci fate pure, io ci rinuncio in partenza.

 

E noi tifiamo Napule tié

Ho visto solo il secondo tempo, ché il primo me lo sono perso perché la S.S. aveva deciso di guardarsi un pallosissimo documentario su un cazzo di grattacielo costruito in culo ai cammelli (un giorno dovrò farlo un post su quanto sono pallosi i documentari sulla costruzione di case, grattacieli, stazioni, aeroporti, cantieri, dighe, ponti, e cazzabubbole varie. Ma non oggi).
Devo dire che ho goduto come un riccio.
Un po’ per il Napoli, un po’ per la sottile (neppure troppo) soddisfazione di vedere il Chelsea preso a pallate.
Il Napoli in fondo, quando non gioca contro di noi, non è la squadra che mi sta antipatica più di tutte. Diciamo che nella speciale classifica si piazza a una certa distanza dalle prime, per diversi motivi.
Innanzitutto per empatia, perché ho diversi amici terroni diversamente nordici cui voglio bene quasi come se fossero persone come noi.
Poi perché ha avuto il merito di portare in Italia Maradona, ed è una cosa di cui gli amanti del calcio, magari senza sbandierarlo troppo, dovrebbero comunque essere grati.
E poi perché in questa situazione contribuisce a risollevare il ranking dell’Italia.
Il Chelsea invece è una squadra ha avuto demeriti difficili da dimenticare: innanzitutto Mourinho. Tutto quello che è stato toccato da lui per me è no buono. Punto.
Poi Shevchenko. E’ indubbio che il passaggio al Chelsea sia stato l’inizio della fine della carriera di uno dei giocatori che ho amato di più (virilmente e sportivamente, si intende).
Poi Carletto. L’hanno scaricato per passare a questo nuovo fenomeno della panchina, Vilas Boas, e adesso stanno raccogliendo palate di merda.
No, non sono uno che porta rancore, io. Neppure per conto terzi.
Tutto questo dovevo per evitare che si dica che io tifo contro le altre italiane in Champions.

Però, stasera, è un altra storia.

Lincredibile storia di Jeremy Lin

Il titolo non è sbagliato, è solo il modo di rendere l’idea della follia (Linsanity la chiamano gli ammericani) che sta attraversando in questi giorni lo sport USA. Non solo l’NBA, tutto lo sport.
Jeremy Lin è un ragazzotto di origini cinesi, di buona famiglia. Per dire, ha potuto permettersi gli studi ad Harvard, dove si è laureato in economia senza borse di studio e nel frattempo ha giocato a basket, con medie interessanti ma non eccezionali. Grandissima e prestigiosa università, Harvard, ma dal punto di vista del basket un po’ l’equivalente della Marapollese, tant’è che la sua squadra non partecipa neppure al famosissimo campionato NCAA. Insomma, Lin s’è fatto i suoi 4 anni di università, giocando nella IVY League, la lega sportiva dei college fighetti d’america, e quando ne è uscito ha ben pensato di rendersi eleggibile ai draft NBA 2010. Ovviamente non se l’è filato nessuno.
Essendo evidentemente dotato di capa tosta non s’è arreso, ha partecipato alla summer league (una sorta di oratorio feriale per giocatori NBA che vogliono mantenere la forma e per aspiranti che vogliono farsi notare) con la squadra di Dallas. Alla fine è riuscito a strappare un contratto biennale, al minimo sindacale, con i Golden State Warriors. Nel campionato 2010-2011 ha fatto qualche comparsata in campo e poi è stato spedito in D-league, una sorta di campionato alternativo per giovani da far crescere. Va da sé che uno che viene considerato bravo difficilmente ci finisce, ma gioca nella squadra ufficiale. Infatti alla vigila di natale 2011 lo hanno pure tagliato.
In qualche modo è riuscito a farsi prendere, senza contratto, dai New York Knicks. Il suo ruolo, fino al 4 febbraio scorso, è stato quello di partecipare agli allenamenti ed evitare che le panchine si spostassero facendo da contrappeso. Poi il 4 febbraio D’Antoni, sull’orlo della crisi di nervi (e del licenziamento) per la mancanza di risultati e con una squadra decimata dagli infortuni, ha tentato la mossa della disperazione facendo giocare quello che di fatto era il quarto tra i playmaker a disposizione, ma anche l’unico non scassato.
Lin ci ha messo del suo eh, quella sera ha piazzato 25 punti in 36 minuti contro i New Jersey nets, ma soprattutto ha fatto vincere la partita a NY. Poi ne ha fatti 28, poi 23 e 10 assist, poi 38 (e 7 assist) contro i Lakers, poi 20, poi 27, tutte vittorie. L’unica volta che ne ha fatti meno di 20 ne ha fatti 10, ma con 13 assist (che significa almeno 26 punti su suo passaggio, per intendersi) e un’altra vittoria. Mica male per una squadra che, prima del suo esordio, ne perdeva 2 su 3 anche con tutti i titolari.
Con lui in campo NY ha perso solo contro New Orleans, e i cretinetti dei giornali italiani hanno titolato robe tipo “Belinelli ferma Linsanity”. Peccato che ne abbia piazzati comunque 26, altro che fermarlo.
Dopodiché ha ripreso a vincere, ieri sera contro Dallas (la squadra di Nowitzki, i campioni in carica, mica cazzi), facendo 28 punti e 14 assist. Ah, stanotte giocano di nuovo. Altro che i nostri calciatori, che se giocano il mercoledì poi la domenica sono stanchi e bisogna capirli, porelli.
Tutto questo in due settimane.
Ha salvato le chiappe di D’Antoni, ha rimesso in carreggiata la squadra che rischiava seriamente di essere il flop più clamoroso della stagione, ha pure ottenuto finalmente un contratto grazie al quale ha potuto affittare un appartamento (la leggenda vuole che finora si sia arrangiato dormendo sul divano del fratello o facendosi ospitare da qualche compagno di squadra).
Vabbé, ci siamo capiti. Le solite storie ammericane, ma io che in fondo c’ho il cuore tenero mi commuovo sempre.

Cesena – Milan 1-3 La svolta che non ti aspetti.

Uno non fa tempo a distrarsi un attimo che poi, quando si riprende, gli sostituiscono Evanuelson, pippa evanescente da centrocampo , con Emanuelson, forte e veloce centrocampista con la carocchia assassina.
E’ ancora presto per prendere decisioni drastiche, ma direi che vale la pena di cominciare a dosare le parole per il biglietto di scuse che molti di noi dovranno mandare a mister Allegri.
Viene quasi da cominciare a credere a tutte quelle storie sui Maya.
Volete la prova definitiva?
Muntari. La partita di Muntari, ma anche lo stesso Muntari in sé. Uno che in un triennio dai cugini ha collezionato solo prestazioni oscene arriva da noi e dopo solo tre allenamenti sembra un giovane Seedorf coi piedi un po’ meno educati ma con tanta più corsa.
Ecco, adesso quasi quasi ci credo davvero.
L’ultimo tassello è Blissetinho che miracolosamente diventa un giocatore da one shot one kill, dopo una stagione intera a buttare via palloni da un metro a porta vuota.
Vado a studiare un po’ di preventivi di rifugi antiatomici e lascio spazio ad una piccola nota del vecchio brontolone che è in me: non si tratta così uno come Pippo Inzaghi.
Farlo entrare gli ultimi 2 minuti di una partita finita sembra proprio una presa per il culo. Immeritata.

Milan – Arsenal: 4-0 (Il post del vecchio brontolone)

Dopo una vittoria così sembra quasi ingeneroso fare il vecchio brontolone per cui vedrò di limitarmi allo stretto necessario.
Innanzitutto ieri sera ero, come consuetudine quest’anno per le partite casalinghe di Champions, a S. Siro. Stadio bellissimo (a mio parere) e leggendario, non c’è che dire. Ma ogni volta che ci vado non posso fare a meno di pensare che è lo stadio più lontano dalla concezione moderna di stadio che possa esistere. I seggiolini sono talmente riavvicinati che quando un settore è tutto esaurito ci si siede soltanto mettendo in atto la tecnica del tetris umano di Hokuto. Se quello di fianco a me ha un prurito posso grattarmi io e a lui passa.
Altra tecnica indispensabile è quella della vescica d’acciaio dell’uccello continente di Nanto. I bagni dello stadio, per lo meno quelli del secondo anello, sarebbero considerati zozzi nei peggiori bar di caracas. Per pisciare è consigliato l’uso del preservativo.
Veniamo alla partita. Per vincere in quel modo bisogna innanzitutto essere più forti dell’avversario, e questo ieri è successo. Partita quasi perfetta e inglesi a casa con 4 pere in saccoccia.
Ma veniamo alle poche note dolenti:
Culo di legno: il nostro Celentano in pochi minuti è riuscito a fare un discreto tiro da fuori ed un altrettanto discreto assist per un giocatore dell’Arsenal. Poi s’è fatto male e a tutti noi dispiace, speriamo che guarisca presto e possa godersi la vecchiaia in serenità, ma nell’economia della partita il suo infortunio è stato un colpo di fortuna.
Evanuelson: ieri finalmente ha potuto giocare sulla sua fascia, a sinistra, quella dove dovrebbe poter dare il meglio di sè, confermando vieppiù l’impressione generale di essere una pippa con qualche sporadico colpo buono.
Antonini: quello del terzino sinistro è un problema vero e lui non è la soluzione, se non altro perché ogni tanto si dimentica di esserlo. Per fortuna c’è Thiagone nostro che ci mette una pezza.
Mi sarebbe piaciuto vedere in campo Pato un po’ più a lungo, e magari vedere l’esordio in Champions di El Sharawy, ma ad Allegri dopo un risultato così sarebbe ingiusto fare qualsiasi tipo di critica.
Fine della parte brontolone.
Fine anche del post.
Per ora.

Rigor Monti

“Papà, me le prendi le olimpiadi?”

“NO”

“Dai, farò il bravo, le voglio le voglio le voglio!”

“Finiscila lì, so già che fine farebbero, come i mondiali di nuoto. Ti sei fatto sequestrare un sacco di piscine e le altre sono abbandonate chissà dove.”

“Stavolta ti giuro che ci sto attento e ci giocherò tantissimo, dai. Tutti i miei amici ce le hanno.”

“Ho detto no. Devi ancora finire di fare i compiti, hai spalato la neve?”

“Ma quella non è colpa mia, il cane mi ha mangiato la pala, e poi c’erano quelli della protezione civile che mi volevano picchiare, uno ha detto che chiamava a suo cugino, e poi avevo sbagliato pagina del diario, e stavo mettendo a posto tutti i miei cameratini soldatini di plastica, non è stata colpa mia! (Cit.). Dai, comprami le olimpiadi, ti prego ti prego ti prego, ti giuro che farò il bravissimo tipo per semprissimo.”

“NO”